English Version Translated by Ai
19 marzo 2026 - Aggiornato alle 21:02
×

il caso

Alcuni specialisti sono tornati in libertà: dopo otto anni Atm e bancomat sempre più nel mirino

Si susseguono i colpi nella Sicilia centrorientale : impazza la tecnica "esplosiva" condotta con gas o escavatore

19 Marzo 2026, 07:00

07:01

WhatsApp Image 2024-11-02 at 09.42.26

Seguici su

«Anche se arriviamo all'una e mezza, alle due e mezza siamo di ritorno: prendiamo tutti i soldi e li prendiamo tutti lì sotto...»

È il 3 febbraio del 2018, la festa di Sant'Agata si appresta a vivere i suoi momenti clou. Eppure all'interno di una pizzeria di via della Concordia c'è chi pensa a fare affari. Che, nello specifico, altri non sono se non quelli legati a un assalto a un bancomat. Per maggiore precisione quello dell'ufficio postale di Valguarnera Caropepe, in provincia di Enna, che poi è stato effettivamente tentato due giorni dopo, proprio mentre a Catania si celebrava la Patrona.

Tentato, sì. Perché quel colpo fallì miseramente. E ciò in conseguenza dell'arrivo di alcuni agenti di polizia che in quei frangenti stavano seguendo le tracce del Gps installato da un istituto di vigilanza sull'auto rubata, un'Alfa 147, su cui si spostava proprio la banda di malfattori che quella notte intendeva portare a compimento quel raid.

In quell'occasione il conducente del mezzo rubato tentò persino di arrotare il poliziotto che gli intimava l'alt - e non si trattò della prima volta, perché in una circostanza analoga, questa volta a Villasmundo, in provincia di Siracusa, la stessa banda tentò di travolgere un carabiniere - la reazione dell'agente, che dapprima sparò in aria e poi alle ruote dell'Alfa, costrinse i delinquenti alla fuga a piedi per le campagne dell'Ennese.

A questa “brava gente” e ai loro complici, però, da lì a poco i carabinieri della compagnia di Gravina notificarono un'ordinanza di custodia cautelare per associazione per delinquere finalizzata, in buona sostanza, ad eseguire assalti agli Atm di mezza Sicilia.

Perché questa lunga premessa? Perché questo salto indietro nel tempo di oltre otto anni? È presto detto. Perché nelle ultime settimane gli assalti notturni ai bancomat sono diventati sempre più frequenti in tutta la Sicilia centrorientale. Ieri ad Acate e Comiso, il giorno precedente a Catania in via Dottor Consoli, sabato a Zafferana Etnea, a inizio mese a Grammichele e via discorrendo passando per Aci Catena, Trecastagni, Giarratana e una serie infinita di piccoli e grandi centri.

Una casualità? Per nulla, stando a quel che pensa un vecchio investigatore che ha spesso seguito anche questo genere di tematiche criminali. Anzi, c'è il sospetto che alcuni componenti di quella banda di almeno otto persone - tanti furono allora i provvedimenti restrittivi richiesti dalla Procura ed emessi dal Gip - siano tornati in libertà e si siano riorganizzati. Ciò anche in conseguenza del fatto che il modus operandi adottato negli ultimi episodi cui si faceva prima riferimento, in testa l'assalto di via Dottor Consoli, non si discosta troppo da quello impiegato in quegli anni. A cominciare dall'utilizzo del gas per saturare e far esplodere i forzieri, per poi raccogliere le banconote e fuggire a tutta velocità.

Il fatto è che tale tecnica, in cui necessitano bombola di Gpl o di acetilene, miccia, innesco e batteria per auto, è anche particolarmente pericolosa. Per le cose - come si è potuto riscontrare in via Dottor Consoli, dove qualche danno al palazzo che ospita l'ufficio postale è stato arrecato - ma anche per le persone. Perché se si sbaglia il dosaggio del gas la deflagrazione non sempre è controllabile. E non di rado c'è stato chi è stato investito da fiammate. Come si sospetta possa essere accaduto, per fortuna non in maniera grave, nel febbraio di undici anni fa, a San Gregorio di Catania, allorquando un eccessivo dosaggio di acetilene, che doveva “soltanto” far saltare il forziere, determinò un'esplosione che danneggiò la chiesa madre, lo stesso Municipio e la struttura che a quel tempo ospitava la filiale del Credito Siciliano, poi chiusa e mai più riaperta.

I delinquenti quella volta fuggirono a mani vuote e lo stesso - loro o altri - furono costretti a fare alcune settimane dopo a Zia Lisa, allorquando un colpo di pala dell'escavatore rubato e utilizzato in quell'occasione fu un po' troppo violento e determinò il rovesciamento all'indietro del Postamat preso di mira, a quel punto divenuto impossibile da portare fuori e caricare sul camion che la banda aveva preparato per l'occasione.

Gas ed escavatore furono tra i sistemi adoperati nel 2018 dalla banda sgominata dai carabinieri di Gravina. Banda che, fra l'altro, a un certo punto dovette prendere atto di alcuni allontanamenti, con un paio di soggetti che si avvicinarono ad altro gruppo criminale e che per questo finirono nel mirino dei loro ex compagni, determinati a lavare con il sangue quello sgarro. Il blitz impedì spargimenti di sangue. Ma oggi l'emergenza legata agli assalti bancomat sembra essere pericolosamente tornata. E, chissà, forse non per caso....