la sentenza
Sconto irrisorio per Antonello Montante: condanna a 5 anni e 10 mesi, libertà personale ancora a rischio
L'ex leader degli industriali dovrà saldare risarcimenti e spese per quasi 3 milioni, mentre Perricone e De Angelis puntano all'affidamento in prova
Lo “sconto” ricevuto da Antonello Montante è irrisorio rispetto alla montagna di accuse dalla quale si è dovuto difendere in questi 8 anni e all’appello bis - dopo la sentenza della Cassazione del 30 ottobre del 2024 - per corruzione e accesso abusivo allo sdi ha concordato una pena a 5 anni e 10 mesi e non gli è stata applicata l’interdizione dai pubblici uffici. Se per il momento l’ex leader degli industriali di Serradifalco schiva la detenzione carceraria, non si può certo dire che in futuro non possa avere limitazioni della libertà personale. Questo perché a conti fatti con il presofferto (ha già svolto 21 mesi e 15 giorni tra carcere e domiciliari) ora dal conteggio matematico giudiziario ci sono altri 4 anni, un mese e qualche giorno per saldare il conto. In parole povere si potrebbero aprire le porte delle strutture carcerarie perché supera i 4 anni. Ma volendo essere anche benevoli e considerando la buona condotta quando era detenuto - dopo che ha cercato di camuffare le prove durante la detenzione domiciliare dopo il blitz “Double face” del 14 maggio del 2018 - dovrà comparire dinnanzi al tribunale di Sorveglianza. E per competenza territoriale a lui che è un uomo libero gli tocca quello di Milano.
È qui che si gioca un’altra partita, forse una delle più importanti per il paladino dell’antimafia che ha tenuto sotto scacco coloro i quali hanno provato ad ostacolare la sua scalata nei posti di potere. Diverse sono le ipotesi che i rotocalchi giuridici-legali avanzano sul futuro di Montante: arresti domiciliari perché la condanna è elevata o un lungo periodo ai servizi sociali. Ma per evitare la restrizione della libertà personale dovrà sanare prima di ogni altra cosa il debito accumulato con le parti civili - per alcuni c’è l’accordo, per altri i tempi sono lontani - e le spese di giustizia. E se ben analizziamo il report della procura di Caltanissetta su quanto si è speso tra intercettazioni e consulenze c’è da rabbrividire: quasi 3 milioni di euro. E non dovrà essere solo Montante a sborsarli. Se questi conti non dovessero essere saldati il parere del Tribunale di Sorveglianza sarà avverso a qualsiasi ipotesi benevola nei confronti dell’ex presidente degli industriali siciliano. E se si guarda all’orizzonte - Montante è imputato ad Asti per bancarotta fraudolenta per il fallimento della Msa e a Caltanissetta per le ipotesi di reato di associazione a delinquere e corruzione -se dovesse essere condannato dovrà pagare un conto salato con la privazione della libertà personale.
Capitolo a parte, invece, per l’ex capo della security di Confindustria Diego Di Simone Perricone e il sostituto commissario Marco De Angelis. I due, difesi rispettivamente dagli avvocati Marcello Montalbano e Monica Genovese, hanno concordato a 2 anni e 10 mesi e 2 anni e 8 mesi. E se ben guardiamo il presofferto - perché anche loro furono giunti da ordinanza di misura cautelare con il blitz condotto dalla squadra mobile di Caltanissetta con il coordinamento della Dda nissena - avranno aperta dal tribunale di Sorveglianza di Roma e Palermo l’autostrada dell’affidamento in prova per saldare il loro conto giudiziario. E poco importa se non riusciranno a risarcire le vittime. Questo scenario si delinea perché in fin dei conti hanno una condanna da scontare inferiore ai due anni. Questa è la rosa delle ipotesi perché se da una parte è vero che Montante è tornato alla sua vita di tutti i giorni - si dedica al volontariato ad Asti - dall’altro è anche vero che per il momento schiva il carcere di Opera. Ma non potrebbe esssere per sempre.