Il delitto
Prima ucciso, poi bruciato: tra i due arrestati Pietro Catanzaro figlio di Giovanni “u milanisi”
Salvatore Privitera è stato pestato e poi freddato con un colpo di pistola alla nuca. L'esponente del clan Cappello-Bonaccorsi sarebbe uno degli autori dell'omicidio: il corpo è stato ritrovato a Carlentini il giorno dell'Epifania
Per l'omicidio del 35enne Salvatore Privitera trovato carbonizzato dai genitori all'interno di una T-Roc presa a noleggio, nel giorno dell'Epifania, a finire in manette sono state due uomini. Il primo è Pietro Catanzaro, classe 1990. Si tratta del figlio di Giovanni “u milanisi”, esponente del clan Cappello-Bonaccorsi attualmente in carcere perché sta scontando la condanna per mafia del processo Penelope, nato dal blitz di polizia e Dda etne che scattò nel 2017 e neutralizzò il potere della famiglia mafiosa. Giovanni Catanzaro è cognato di Salvuccio “u ciuraru” Lombardo, fra gli uomini più importanti del clan Cappello. Anche lui in cella per la condanna per il processo Penelope. L’altro arrestato è un 23enne di Lentini, Danilo Sortino che ha precedenti contro il patrimonio e sostanze stupefacenti. Il complice siracusano si nascondeva nella provincia di Vibo Valentia, aveva cambiato anche sim e telefono per non farsi trovare. Privitera è stato ucciso - secondo quello che è emerso dalle indagini - a Ippocampo di Mare (frazione balneare di Catania). Prima è stato pestato e poi freddato con un colpo di pistola alla nuca.
Le identità dei due arrestati sono state rivelate nel corso di una conferenza stampa questa mattina in Procura a Catania. «Un delitto efferato che è stato risolto con un’indagine esemplare considerando che si tratta di un omicidio del 5 gennaio scorso, anche se il corpo carbonizzato è stato scoperto il giorno dopo all’interno di un’automobile abbandonata nelle campagne di Carlentini», ha detto il procuratore di Catania, Francesco Curcio.
La chiave di volta sono state le attività scientifiche svolte sulla scena del crimine dagli uomini della Sis dei carabinieri di Catania. Dentro la macchina c’erano dei resti umani che sono stati sottoposti al test del Dna, per poter avere certezza dell’identità della vittima. Il giallo è stato risolto in pochi mesi grazie alle indagini compiute dai carabinieri del comando provinciale di Catania e a Siracusa con il coordinamento della Dda di Catania e della procura di Siracusa. Questa mattina all’alba, i militari, con il supporto del personale del Comando Provinciale di Vibo Valentia, del Reparto Investigazioni Scientifiche Ris di Messina, dello Squadrone Eliportato “Cacciatori Sicilia”, del 12° Nucleo Elicotteri e del Nucleo Cinofili di Nicolosi – hanno eseguito un’ordinanza applicativa di custodia cautelare, emessa dal Gip nei confronti di 2 persone accusate di omicidio, soppressione di cadavere, porto abusivo di armi e danneggiamento seguito da incendio, reati aggravati dal “metodo mafioso”.
I due indagati hanno prima cercato di far sparire le tracce innescando un rogo sul luogo del delitto e poi hanno messo il cadavere all’interno della T-Roc presa a noleggio dalla vittima. Poi sono andati in contrada San Demetrio a Carlentini dove hanno appiccato l’incendio. I resti umani sono stati rinvenuti nella parte posteriore della vettura. Inoltre i militari della Sis hanno trovato anche una ciocca di capelli, una collana in oro strappata e un bossolo, parzialmente bruciato, di un fucile calibro 12.
Il movente dell’omicidio è da collegare dai dissidi fra Catanzaro e Privitera per questioni di droga ma anche a rapporti di credito e debito per il gioco d’azzardo gestito dal figlio di Giovanni “u milanisi” e praticato dalla vittima.
