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Chi è Gioacchino Amico, il nuovo pentito siciliano che sta facendo tremare la criminalità milanese: «Parlo perché vogliono uccidermi»
Il verbale depositato dai pm nel processo che lo vede imputato di reati relativi ad un traffico di stupefacenti
Nuovo e inatteso scossone giudiziario nelle indagini sulla criminalità organizzata nate dalla maxi-operazione “Hydra”, la superalleanza tra mafia, ndrangheta e camorra per mettere le mani sugli affari in Lombardia. Gioacchino Amico, 39 anni, siciliano di Canicattì (Agrigento) residente a Terrasini (Palermo), ha deciso di collaborare con la Giustizia, diventando a tutti gli effetti un nuovo “pentito” di rilievo.
La svolta matura la sera del 26 gennaio 2026, alle 20.39, quando un e-mail inviata dall’indirizzo personale dell’indagato all’autorità giudiziaria manifesta in modo univoco la volontà di collaborare. Il 3 febbraio seguente si tiene l’interrogatorio decisivo, interamente videoregistrato e audio-documentato davanti ai sostituti procuratori della Direzione distrettuale antimafia di Milano, Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane.
Il profilo tracciato non è quello di un criminale di strada. Oltre a risultare formalmente commerciante all’ingrosso di frutta e verdura, Amico ha avuto un ruolo attivo nella vita pubblica locale. Ha dichiarato di essere stato in passato coordinatore cittadino a Canicattì per il partito “Fare”, fondato all’epoca dall’ex sindaco di Verona Flavio Tosi. Un’identità ibrida, tra impresa, impegno politico e criminalità, senza contare che successivamente ha detto di avere conseguito la tessera di Fratelli d'Italia.
Le motivazioni del pentimento sono drammatiche. L’arresto nell’ottobre 2023 e l’ingresso nel carcere Pagliarelli di Palermo segnano l’inizio del crollo. “Ho deciso di cambiare vita per mia madre, che è molto malata, e per mia moglie”, ha spiegato Amico agli inquirenti, evocando il senso di colpa per aver trascinato la consorte nel giudizio penale, con conseguenze sulla sua salute psicofisica.
Parla di ravvedimento, di volontà di riabilitarsi agli occhi della società per condurre “una vita normale” e dell’avvio di un “percorso di fede”. C’è però anche l’istinto di sopravvivenza: la sua incolumità sarebbe stata seriamente a rischio. “Sono perfettamente a conoscenza dei vari tentativi di uccidermi e la mia scelta di collaborare è tesa a garantire anche la mia incolumità”, ha dichiarato, confermando voci già circolate negli ambienti criminali e riferite da altri collaboratori sentiti nel procedimento “Hydra”. La collaborazione con lo Stato, in sostanza, come unica via per evitare la morte.
Quando fu arrestato gli investigatori gli contestavano un ruolo apicale nella cosiddetta "super cosa", un’alleanza criminale attiva in Lombardia tra Cosa nostra, ’ndrangheta e camorra, strettamente connessa al clan Senese.
Il Gip ha tuttavia rigettato l’ipotesi di associazione mafiosa, ritenendo poco credibile che un individuo pressoché privo di precedenti potesse capeggiare un cartello di simile portata; ha però convalidato l’arresto per imputazioni legate al narcotraffico e ad altri illeciti. Malgrado le indagini, Amico ha continuato a coltivare con efficacia la propria rete di relazioni politiche. Le intercettazioni rivelano che era riuscito a iscriversi a Fratelli d’Italia, con riscontro di incontri in rinomati ristoranti di Roma con esponenti istituzionali di rilievo. La sua influenza si è estesa fino alle amministrative di Canicattì del 2021, dove è riuscito a far candidare in una lista civica due suoi fedelissimi. Ulteriori conversazioni captate con l’ex senatore Mario Mantovani, finalizzate al tentativo di ottenere appalti per servizi di pulizia e manutenzione del verde, attestano una spiccata abilità nel muoversi sul crinale tra i palazzi della politica e affari poco trasparenti. E nelle carte ci sono anche altri contatti con due politici di FdI.
Sul piano investigativo, le prime ammissioni pesano come macigni. Amico lascia intendere che l’inchiesta “Hydra” non abbia ancora raggiunto tutti i responsabili. Mette nel mirino “ulteriori soggetti che non sono stati colpiti dalle indagini, dal processo e/o da provvedimenti cautelari”, impegnandosi a indicarne i nomi. Le sue rivelazioni, annuncia, abbracceranno un ampio ventaglio di condotte: attività di riciclaggio, traffico di stupefacenti, nonché detenzione e porto illegale di armi in luogo pubblico. Nei verbali ci sono ancora molti omissis, segno che si stanno facendo riscontri sui nomi (tra cui politici). Tra i capitoli più delicati su cui si dice pronto a fare luce figura un caso irrisolto: “tutte le situazioni legate alla scomparsa del catanese Tano Cantarella ed ai soggetti coinvolti”.