il caso
L'ambasciatore d'Israele in Italia visita Palermo: l'opposizione in Consiglio attacca il sindaco Lagalla per l'incontro "fantasma"
Il meeting riservato a Palazzo delle Aquile: «Nascondere il colloquio è una scelta politica»
Un incontro istituzionale avvolto nel silenzio, reso noto non dagli uffici di Palazzo delle Aquile ma dalle comunicazioni pubbliche dello stesso diplomatico straniero. Scoppia il caso politico al Comune di Palermo dopo la visita in città dell’ambasciatore dello Stato di Israele, che ha incontrato il sindaco Roberto Lagalla senza che ne fosse data notizia ufficiale ai cittadini o ai rappresentanti eletti.
Le forze di opposizione in consiglio comunale non hanno tardato a reagire, depositando un'interrogazione a risposta scritta per squarciare il velo di quella che definiscono una preoccupante «opacità». La critica dei consiglieri di minoranza punta il dito sulla gestione comunicativa del vertice, ritenuta inadeguata al peso politico del momento storico. In una nota congiunta, le opposizioni hanno espresso la loro netta contrarietà: «Non è accettabile che un incontro di questo livello, in un contesto internazionale così drammatico, avvenga senza alcuna comunicazione istituzionale alla città e al Consiglio comunale. Parliamo di un incontro con il rappresentante di uno Stato il cui governo è oggi al centro di gravissime accuse sul piano internazionale e il cui vertice è ricercato dalla Corte penale internazionale, mentre nella Striscia di Gaza è in corso una catastrofe umanitaria sotto gli occhi del mondo, con migliaia di vittime civili».
Secondo quanto trapelato dai canali diplomatici, durante il colloquio a Palazzo delle Aquile si sarebbe discusso di temi tecnici e strategici, dalla cyber security alla gestione delle acque. Tuttavia, l'assenza di riferimenti alla crisi in Medio Oriente ha spinto i consiglieri a rincarare la dose: «Da quanto emerge si è discusso di cooperazione, innovazione, cyber security, risorse idriche, senza che sia stata resa pubblica alcuna posizione sui diritti umani, sulla tutela dei civili, sul rispetto del diritto internazionale. Non è questo il modo di rappresentare Palermo. Palermo è la quinta città d’Italia. Non può permettersi opacità, ambiguità o silenzi su questioni di questa portata. Non può proclamarsi città di pace e poi non dire una parola quando la pace viene calpestata».
L'interrogazione chiede al sindaco Lagalla di rendere conto pubblicamente dei contenuti del faccia a faccia e della linea politica assunta a nome della quinta città d'Italia: «Fare un incontro istituzionale è una scelta politica. Ma provare a nasconderlo lo è ancora di più. Chiediamo al sindaco di riferire con chiarezza cosa si sono detti, quali impegni sono stati presi, quale posizione ha assunto a nome della città. La trasparenza non è un’opzione. È il minimo dovuto alla città e alle istituzioni».