il caso
Mascella spaccata e testate ad Augusta: la Polizia Penitenziaria nel mirino
Nuovo episodio di violenza brutale nella casa circondariale: due agenti feriti, uno è in servizio da soli 8 mesi. La denuncia della Fns Cisl fotografa un sistema al collasso: «Turni da 18 ore senza cibo e sovraffollamento al 200%. Ogni mattina ci facciamo il segno della croce»
Pugni e testate in agli agenti di Polizia Penitenziaria nella casa circondariale di Augusta. Tornano le aggressioni, sintomo di un malessere diffuso che spinge guardie e detenuti nello stesso tritacarne dei diritti, gli uni privati per questioni strutturali di una detenzione dignitosa, gli altri della possibilità di svolgere il proprio lavoro con serenità e in sicurezza.
Gli agenti colpiti – uno con prognosi di 20 giorni – stanno affrontando lo sconcerto e l’umiliazione di una violenza diffusa e inarrestabile che con cadenza ravvicinata riempie da anni le cronache.
A disegnare lo stato dei fatti è Fabio D’Amico, coordinatore provinciale della Fns Cisl, che senza mezzi termini parla di soggetti detenuti “psicopatici” che, nella presunta indifferenza e “lassismo da parte dell’Amministrazione Penitenziaria” stanno spingendo il carcere di Augusta all’implosione.
«Nel reparto dove hanno rotto la mascella ad un collega – racconta – dovrebbero montare 3 unità, ma come al solito sono 2 o 1. Manca la figura che dovrebbe provvedere all’apertura dei cancelli. Un detenuto straniero ha chiesto al collega di parlare con l’ispettore di sorveglianza, e quando si è sentito rispondere di aspettare ha reagito con una testata in faccia».
I due agenti colpiti in due diverse occasioni, parlano di «un vero e proprio trauma – prosegue D’Amico – Il più giovane, in servizio da 8 mesi, si è ritrovato con conseguenze al collo e all’udito, mentre l’altro si è ritrovato con la faccia spaccata».
I due casi aprono ancora una volta uno spiraglio su una realtà carceraria fatta di turni massacranti, «ci sono colleghi che fanno 18 ore di lavoro continuativo, a volte senza pranzo, per non lasciare i colleghi soli in situazioni pericolose». Conseguenza, questa, di una penuria di personale costante.
«Per non dire dei problemi strutturali – rivela D’amico –. Ad Augusta le fondamenta dell’istituto sono del tutto allagate, e poi non ci sono le docce in camera per i detenuti, col risultato che per condurli alla doccia per i colloqui devono aprire i cancelli decine e decine di volte».
I numeri sono desolanti: «I detenuti sono 600 per una capienza progettata per 339. Parliamo di un tasso di sovraffollamento del 200%». I cancelli automatici sono rotti, nei box per i colleghi non c’è aria condizionata, manca l’acqua calda, i detenuti non hanno riscaldamenti, nelle celle ci sono infiltrazioni.
I due agenti picchiati non parlano, ma D’Amico racconta di mortificazione e dolore, di volontà di proseguire il proprio lavoro con maggiore determinazione. Come si ricomincia dopo un pestaggio? «Come vuole che si ricominci? Al mattino ci si fa il segno della croce e si va avanti».