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20 marzo 2026 - Aggiornato alle 08:59
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I Verbali

Il patto tra Cosa Nostra e i Senese di Roma. Due pentiti fanno tremare mafia e politica

Pace e Amico hanno vuotato il sacco ai pm di Milano. Fra tanti omissis gli intrecci fra criminali e colletti bianchi

20 Marzo 2026, 07:20

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Il patto tra Cosa Nostra e i Senese di Roma I due pentiti fanno tremare mafia e politica

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Mafia, politica e omicidi si intrecciano nel processo Hydra, con il quale la procura di Milano intende dimostrare - con carte ed intercettazioni - la “Super cosa” creata in Lombardia dopo il patto di non belligeranza tra Cosa nostra, ’ndrangheta e camorra. Un matrimonio criminale che sarebbe stato benedetto anche dal defunto Matteo Messina Denaro. I primi verbali dei pentiti Dino Pace, che da Trapani si è trasferito a Milano per diventare il braccio destro di Paolo Errante Parrino (cugino del boss di Castelvetrano), e quello di Gioacchino Amico, il truffatore di Canicattì scappato nottetempo perché volevano fargli pagare le sue magagne in terra agrigentina, confermano l’esistenza del patto delle tre mafie, ma nello stesso tempo emergono gli intrecci con i colletti bianchi. E c’è chi comincia a tremare.

Il pentito trapanese Pace, però, non potrà proseguire con la sua collaborazione perché si è suicidato qualche giorno prima del processo con l’ordinario in cui ci sono imputate ben 45 persone, tra cui un nutrito gruppo di gelesi (composto anche da un ex collaboratore di giustizia). All’apertura del dibattimento sono stati depositati dal procuratore Marcello Viola e dai pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane (nato a Castelvetrano) i primi verbali dei due collaboratori. Amico ha deciso di fare il salto del fosso per paura di essere ammazzato. Un tarlo che aveva anche Pace, che ha deciso di farla finita.

In quelle pagine piene di omissis - già trasmesse alle procure di Palermo e Caltanissetta per competenza - si parla del sodalizio criminale, della composizione del mandamento di Castelvetrano in Lombardia guidato da Errante Parrino, e degli affari economici dello spaccio della sostanze stupefacenti.

«Sono stato coordinatore cittadino a Canicattì del movimento Fare creato dall’ex sindaco di Verona Flavio Tosi», fa mettere a verbale Amico che poi ottiene la tessera di Fratelli d’Italia diventando, nella sua scalata criminale, il vertice del «gruppo Senese», collegato all’omonima famiglia attiva a Roma con a capo Michele Senese (non imputato), legata inoltre alla camorra napoletana.

Secondo l’accusa Amico sarebbe stato il collegamento tra i boss riuniti a tavolino e i salotti della politica romana. È stato infatti intercettato e pedinato durante gli incontri in rinomati ristoranti della Capitale con esponenti istituzionali di rilievo. La sua influenza si è estesa fino alle amministrative di Canicattì del 2021, dove è riuscito a far candidare in una lista civica due suoi fedelissimi. E l’agrigentino, rampollo del malaffare, non avrebbe esitato a telefonare all’ex senatore Mario Mantovani per ottenere appalti per i servizi di pulizia e la manutenzione del verde. Ovviamente non per sé, che era un commerciante all’ingrosso di frutta e verdura, ma per i suoi amici.

Amico sarebbe stato citato - ha raccontato Pace ai pm di Milano - nelle comunicazioni che lo “zio Paolo”, cioè Errante Parrino, effettuava con la sorella di Messina Denaro. I due, fra scambio di foto del latitante ormai defunto, parlavano in codice. Pace ha svelato che i rapporti fra Errante Parrino e l’ex superlatitante fossero fondati su una profonda fiducia. Il boss trasferito a Milano, ora al 41 bis, incontrava il “capo di Castelvetrano” all’interno dello studio legale dell’avvocato Bosco, morto. Un mix di malaffare e connivenze che è stato già confermato per i 65 imputati condannati in primo grado con il rito abbreviato (tra loro c’era anche Pace).

Il collaboratore trapanese è tornato a parlare dell’avvocato Antonio Messina di Campobello di Mazara, il massone «Solimano» nei pizzini del latitante Messina Denaro, accusato di gestire la cassa mafiosa.

Non solo affari sporchi nei verbali dei due pentiti, ma anche sangue, come il caso di lupara bianca e «tutte le situazioni legate alla scomparsa del catanese Tano Cantarella» che era - secondo i pm - il «portavoce dei Mazzei a Milano». Un giallo che solo ora riemerge dopo anni dalla scomparsa. Di questo delitto ha parlato anche il catanese William Cerbo “scarface”, un altro pentito fra gli imputati del processo Hydra.