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20 marzo 2026 - Aggiornato alle 08:59
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Caltanissetta

Calunnia, Avola dal gup: i capimafia vogliono costituirsi parte civile

Ha fatto istanza anche Salvatore Borsellino in veste di soggetto danneggiato. Il giudice ha dato appuntamento in aula al prossimo 7 maggio per sciogliere la riserva

20 Marzo 2026, 05:00

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La riserva sarà sciolta il 7 maggio. Il gup di Caltanissetta David Salvucci deve decidere se accogliere le richieste di costituzioni di parte civile che ieri sono state presentate da due vertici di Cosa Nostra catanese, Aldo Ercolano ed Eugenio Galea, nel corso dell’udienza preliminare che vede imputato il collaboratore Maurizio Avola per l’accusa di calunnia e autocalunnia. Un fatto processuale forse unico nella storia giudiziaria siciliana. Gli avvocati Carmelo Calì (per Galea) e Valeria Rizzo (per Ercolano) hanno depositato le istanze in cui argomentano le ragioni dei due capimafia. Una scelta che ha sorpreso e stupito più di una persona. In un’aula di giustizia di Catania - in un processo a un altro collaboratore alla sbarra per calunnia - si è citato il caso e si è parlato «di paradosso».

Avola, secondo quello che è vergato sul capo d’imputazione, agendo in concorso con persone rimaste ignote, che avrebbero svolto il ruolo di istigatori, avrebbe accusato falsamente - pur sapendoli innocenti - persone appartenenti alla famiglia catanese di Cosa Nostra di aver preso parte alla strage di via D’Amelio commessa il 19 luglio 1992. Precisamente il pentito indicava Aldo Ercolano, Marcello D’Agata ed Eugenio Galea di aver preso parte all’attentato in cui perse la vita il giudice Paolo Borsellino con gli agenti della scorta in veste di organizzatori (Ercolano sarebbe stato anche l’esecutore materiale della strage). Ma oltre ad accusare, Avola si sarebbe autoaccusato di aver partecipato ai fatti sanguinari di via D’Amelio. Le accuse sono aggravate da un fatto: aver favorito Cosa Nostra ostacolando le indagini relative all’individuazione di eventuali concorrenti esterni alla Strage. Insomma per la procura nissena le dichiarazioni di Avola avrebbero creato un altro depistaggio.

Ma facciamo un passo indietro. L’udienza ieri mattina si è aperta con la notizia da parte dello storico legale di Avola, Ugo Colonna, di dover rinunciare al mandato difensivo per incompatibilità in quanto l’avvocato - assieme al giornalista Michele Santoro - risulta indagato in un procedimento connesso per cui il pm ha chiesto al gip l’archiviazione. La difesa è stata assunta da un altro penalista che ha chiesto tempo per consultare il fascicolo. Che consiste - come hanno affermato i pm - negli stessi faldoni dell’indagine archiviata a carico di Avola per le stragi del 1992.

Ma c’è un’altra richiesta di parte civile che è stata avanzata ieri al gup di Caltanissetta. L’avvocato Fabio Repici, in rappresentanza di Salvatore Borsellino (fratello del giudice ucciso nell’attentato di via D’Amelio), ha chiesto di essere parte civile nella veste di «danneggiato». La decisione, anche per quest’istanza, sarà presa nella prossima udienza. Vedremo se il 7 maggio 2026 sarà una data storica.