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20 marzo 2026 - Aggiornato alle 21:00
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I NOMI

Inchiesta sanità, chiuse le indagini per Totò Cuffaro e gli altri: nelle carte la gestione delle nomine e gli appalti

L'ex presidente della Regione e leader della Dc è ai domiciliari con le accuse di corruzione e traffico di influenze

20 Marzo 2026, 16:26

16:55

Salvatore Cuffaro

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L'impianto accusatorio è quello che è venuto fuori dopo gli interrogatori preventivi davanti al gip. Il reato associativo non è presente. La Procura di Palermo ha chiuso l'indagine sull'illecita gestione degli appalti e delle nomine nella sanità regionale che avrebbe come regista l'ex governatore siciliano e leader della Nuova Dc, Totò Cuffaro. I pm hanno notificato gli avvisi di conclusione dell’inchiesta, atto che precede la richiesta di rinvio a giudizio: tra i destinatari del provvedimento l’ex governatore siciliano Salvatore Cuffaro, difeso dagli avvocati Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano, è ai domiciliari con le accuse di corruzione e traffico di influenze

Le persone per le quali si sono chiuse le indagini, oltre all'ex presidente della Regione, sono: Ferdinando Aiello, Roberto Colletti, Marco Dammone, Antonio Iacono, Mauro Marchese, Sergio Mazzola e Vito Raso.

Sono quattro i capi d'imputazione. Sono indagati per traffico di influenze Salvatore Cuffaro, Mauro Marchese e Marco Dammone. Secondo la tesi accusatoria Cuffaro avrebbe sfruttato le sue relazioni con Alessandro Caltagirone (all'epoca Direttore Generale dell'Asp di Siracusa) per mediare illecitamente a favore della società Dussmann Service nell'ambito di una gara d'appalto per servizi di ausiliariato e reception. In cambio, Marchese e Dammone (rispettivamente legale rappresentante e funzionario della Dussmann) avrebbero promesso e elargito assunzioni, contratti, subappalti e miglioramenti contrattuali per dipendenti segnalati da Cuffaro. La contestazione è dell'estate di due anni fa.

Sono indagati per traffico di influenze Sergio Mazzola, Mauro Marchese, Marco Dammone e Ferdinando Aiello. E qui c'è una notizia nella notizia: i pm specificano che le persone coinvolte avrebbero agito in concorso con Francesco Saverio Romano, per cui però si procede separatamente. Certo non sappiamo se la posizione del deputato nazionale di Noi Moderati ed ex ministro è stata stralciata per un'eventuale richiesta di archiviazione (il Parlamento, infatti, ha negato il sequestro della corrispondenza).

Torniamo all'avviso di conclusione delle indagini. Mazzola, come amministratore della Euroservice, avrebbe ottenuto promesse di utilità da Marchese, Dammone e Aiello per mediare illecitamente (tramite Romano) con Caltagirone per favorire la Dussmann nella stessa "Gara-Ponte" dell'Asp di Siracusa. Il prezzo della mediazione consisteva nell'incremento del volume di lavori subappaltati alla Euroservice. La contestazione si inquadra alla fine del 2024.

E c'è il capo d'imputazione che riguarda la Dussmann Service (che ha sempre rilevato la correttezza del proprio operato in questi mesi) per quanto riguarda gli illeciti amministrativi degli enti (normato dal Decreto legislativo 231/2001). Per la Procura di Palermo la società chiamata a rispondere degli illeciti derivanti dalle condotte di Marchese e Dammone descritte nei capi precedenti, in quanto commesse nell'interesse dell'azienda stessa.

L'accusa più pesante per Cuffaro è la corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio. L'ex governatore è indagato assieme a Roberto Colletti, Antonio Iacono e Vito Raso. Colletti (all'epoca delle contestazioni Direttore Generale di Villa Sofia-Cervello) e Iacono (che era Presidente di commissione di concorso) avrebbero accettato promesse di favori e sostegno politico da Cuffaro (coadiuvato da Raso) per turbare il regolare andamento di un concorso pubblico per 15 posti di Operatore Socio Sanitario (OSS). In particolare Cuffaro avrebbe ottenuto la conferma della nomina di Colletti a Direttore Generale tramite mediazioni con i vertici regionali e avrebbe promesso incarichi a Iacono. In cambio, Cuffaro avrebbe ricevuto in anticipo le domande e gli argomenti del concorso per favorire i candidati "raccomandati". 

Ora gli indagati hanno venti giorni di tempo per chiedere un interrogatorio difensivo o per presentare memorie difensive.