La sentenza
Caos movida a Palermo, Comune condannato a pagare
L’inquinamento acustico eccessivo nella zona di piazza Sant’Anna per i giudici ha causato un danno ad alcuni proprietari di immobili, che hanno chiesto un risarcimento e ottenuto 70mila euro. Ora anche una class action
Una sentenza che potrebbe aprire una breccia nella mala movida e che potrebbe fare scuola per il futuro. Il Comune dovrà versare 70mila euro ad alcuni proprietari di un immobile del centro storico, in via Cagliari, come risarcimento per la cessazione dell’attività extralberghiera legata all’eccessivo inquinamento acustico causato dai locali nella zona. Troppo rumore su cui il Comune non è mai intervenuto, nonostante denunce, esposti in Procura e segnalazioni alla polizia municipale.
Nel dicembre 2012 la società che aveva preso in affitto l’edificio di via Cagliari aveva deciso di lasciare in anticipo a causa dei rumori: questo ha comportato la riduzione da parte dei proprietari del canone di locazione da 36 mila euro a poco più di 21mila l’anno. I quali proprietari si sono rivolti al tribunale per chiedere i danni all’amministrazione. Quello degli schiamazzi non era l’unico problema: al Comune, come si legge nella sentenza del tribunale civile, è stata contestata anche l’assenza di una gestione chiara degli orari di apertura e chiusura dei locali, di un contrasto agli assembramenti, di una vigilanza costante sulle prescrizioni imposte alle attività commerciali e dell’adozione di strumenti di prevenzione dell’inquinamento acustico.
A oggi il problema non è stato realmente risolto. Tra le aree più critiche figurano quella compresa tra via Cagliari, via Cantavespri, via Garibaldi e piazza Sant’Anna, a cui si aggiunge il quadrante tra via Venezia, via Napoli e via Bari. Qui sorgono numerose strutture extralberghiere che hanno subito pesanti ripercussioni economiche: dalla perdita di contratti di locazione alla riduzione dei canoni, con conseguenti danni rilevanti per i proprietari.
Questi ultimi descrivono una zona che, nel corso degli anni, si è riempita di locali, soprattutto pub e market utilizzati soprattutto per la vendita di cibo e bevande. Tale situazione ha attirato un gran numero di avventori, provocando di fatto una situazione insostenibile: casse con decibel che superano la normale tollerabilità oltre gli orari consentiti, schiamazzi continui e frequenti liti spesso legate all’uso di alcool e abbandono di rifiuti. Le richieste dei residenti del centro riguardano anche altri aspetti: verifiche sulle emissioni di fumi delle cucine, interventi contro l’occupazione abusiva di suolo pubblico a cui si aggiungerebbero fumi e odori forti provenienti dai locali adiacenti.
Dopo la condanna a 70mila euro iI problemi per il Comune potrebbero non essere finiti, dal momento che è in corso l'organizzazione di una class action ad opera di residenti e comitati di quartiere per disturbo della quiete pubblica. L’iniziativa potrebbe portare a una richiesta di risarcimento ancora più grande: le adesioni raccolte finora sarebbero circa 50, ma il numero sta progressivamente aumentando.