zona industriale
Greggio sul tetto dei serbatoi: secondo sequestro in 4 mesi
La stessa anomalia si ripresenta: Isab Sud finisce sotto sequestro come Isab Nord. Esclusi danni ambientali esterni, ma cresce l’attenzione
Al cronista è risuonata subito in mente la domanda: “Ma non è già successo, peraltro da poco?”. Che poi è la più frequente tra le domande che incrociano la cronaca industriale/ambientale di questo territorio, con la storia del petrolchimico. La risposta è sì: quanto accaduto mercoledì notte, e finito in cronaca ieri, ossia il sequestro di un serbatoio all’interno della raffineria Isab Sud, è quanto era già accaduto a novembre a Isab Nord. Una anomala presenza di petrolio sul tetto di uno dei serbatoi ha fatto scattare l’allarme e il successivo sequestro da parte dei Nictas, aliquota di polizia giudiziaria dell’Asp (e non dei carabinieri come si è letto ieri) che opera presso la Procura. Rispetto all’evento di 4 mesi fa, in questo caso non ci sarebbe stato sversamento di sostanza inquinante nel terreno circostante. L’idrocarburo è defluito, attraverso il sistema di canalette, nella fognatura interna allo stabilimento diretto agli impianti di trattamento reflui. Ma va detto che qui il problema non è (solo) l’eventuale contaminazione, o l’effetto collaterale della puzza, bensì che quel petrolio sul tetto dei serbatoi non dovrebbe esserci.
Il serbatoio sequestrato a Isab Sud è di circa 5mila metri quadrati (quello dell’impianto Nord, 7mila): in entrambi i casi la parte superiore è formata da questo tetto galleggiante, una struttura che segue il livello del liquido, ossia si abbassa man mano che il serbatoio si svuota. Va immaginato come un solido che galleggia in un contenitore d’acqua e che si abbassa ogni volta che beviamo l’acqua. Solo che in questo caso la grandezza è più o meno quella di campi di calcio, e il contesto sono 2 tra le principali raffinerie del petrolchimico.
Quando il greggio sale sul tetto c’è sicuramente un problema: le inchieste servono a capire da cosa possa essere scaturita l’anomalia. Tra le ipotesi: cattiva manutenzione, rotture. Dopo il sequestro di mercoledì notte, i magistrati valuteranno eventuali incarichi e consulenze tecniche. Non è un lavoro semplice, basti pensare che sull’episodio di Isab Nord non si è ancora giunti a una spiegazione: le indagini sono in corso, con il supporto di un consulente.
Il tema principale, insomma, è il funzionamento degli impianti, che riporta all’allarme lanciato dal segretario Fiom Antonio Recano dopo l’incendio a una sala pompe a Isab Nord il 7 marzo: “Impianti sotto stress e poca manutenzione”. La questione miasmi, in questo contesto, è come il “munzeddu vascio”, il bersaglio facile. Arpa fa sapere di aver svolto le attività necessarie (campionamenti) e la prossima settimana invierà una relazione sulla qualità dell’aria nei giorni critici.