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21 marzo 2026 - Aggiornato alle 10:55
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la sentenza

Concorso Agenzia delle Entrate, il TAR Sicilia salva ingegnere: "Lavorare come precario non è una colpa"

Il Tribunale: "Il precariato nella scuola non cancella il diritto al posto fisso"

21 Marzo 2026, 10:03

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Accettare un incarico temporaneo da insegnante precario mentre si attende l’esito di un concorso non può trasformarsi in una "trappola" burocratica che preclude il posto fisso. Lo ha stabilito con una sentenza destinata a fare scuola la Seconda Sezione del TAR Sicilia, accogliendo il ricorso dell’Ing. G.L., professionista della provincia di Agrigento, contro l'Agenzia delle Entrate.

Il caso: l'esclusione per "eccesso di zelo" lavorativo

La vicenda nasce da un'interpretazione estremamente rigida delle norme sulle categorie protette (Legge 68/99). L’ingegnere, regolarmente iscritto nelle liste dei disabili disoccupati al momento della domanda, aveva superato brillantemente la prova scritta per il profilo di funzionario. Tuttavia, nelle more della procedura concorsuale – dai tempi spesso lunghi e imprevedibili – il tecnico aveva accettato una supplenza presso il Ministero dell’Istruzione.

La battaglia legale e la decisione del TAR

Difeso dagli avvocati Girolamo Rubino, Giuseppe Impiduglia e Giuseppe Gatto, l’ingegnere ha impugnato il provvedimento. I legali hanno scardinato la tesi dell'Amministrazione, definendo l'esclusione contraria allo spirito della legge.

Nella sentenza pubblicata il 3 marzo 2026, i giudici amministrativi hanno dato ragione ai legali agrigentini, chiarendo punti fondamentali:

Nessun obbligo di inattività: né la legge né il bando impongono a un candidato disabile di restare disoccupato per tutta la durata del concorso.

I tempi della burocrazia: obbligare un cittadino a restare senza reddito per mesi o anni, in attesa della fine di una procedura burocratica, contrasta con le finalità di integrazione della Legge 68/99.

La chiarezza dei bandi: se l'Amministrazione avesse voluto imporre tale vincolo, avrebbe dovuto scriverlo chiaramente nel bando, cosa che non è avvenuta.

Un principio di civiltà: il lavoro non è una colpa

Con questa decisione il tribunale ha ordinato l'immediato inserimento dell’ingegnere nella graduatoria dei vincitori per la Regione Sicilia. La sentenza sancisce un principio di civiltà giuridica: il lavoro temporaneo non può diventare una "colpa" che penalizza chi, pur appartenendo alle categorie protette, sceglie di non restare con le mani in mano nell'attesa di un impiego stabile.

L'ingegnere agrigentino potrà finalmente prendere servizio presso l'Agenzia delle Entrate, forte di un diritto riconosciuto che tutela la dignità del lavoratore e la trasparenza dei concorsi pubblici.