Teatro Massimo
A Palermo gli studenti leggono i mille nomi delle vittime di mafia
Trentunesima giornata nazionale delle vittime di mafia: dal Teatro Massimo di Palermo le scuole leggono quasi mille nomi per trasformare memoria in impegno civile
“Le vittime innocenti non sono numeri, sono nomi, storie, vite spezzate”. Questo è solo uno dei tanti slogan colorati sulla cancellata del Teatro Massimo, nella trentunesima giornata nazionale dedicata alle vittime di mafia.
Ogni anno dal 1995 è un appuntamento fisso, organizzato dalla Rete per la Cultura Antimafia nelle scuole e da Libera.
Dalla scalinata del teatro, decine di bambini e ragazzi dei 31 istituti che hanno aderito hanno letto quasi mille nomi, dai noti Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giorgio Boris Giuliano, Mario Francese, Pippo Fava, Peppino Impastato, ai meno conosciuti, forze dell’ordine, parenti di mafiosi o testimoni scomodi.
La scuola ha un ruolo fondamentale per contrastare la cultura mafiosa e per costruire gli anticorpi sociali contro le mafie. Le mafie – sottolinea Giusto Catania, dirigente della scuola Saladino del quartiere Cep di Palermo, coordinatore della Rete - si nutrono di ignoranza, disuguaglianza e solitudine. La scuola, invece, può essere il centro di una comunità educante, dove si coltivano relazioni sane, si promuove il senso di appartenenza e si costruiscono alternative concrete ai modelli mafiosi.
“La mafia uccide, il silenzio pure. Noi scegliamo di non tacere”, un’altra delle frasi simbolo della giornata che ha visto cerimonie in tutta Italia, ma che a Palermo ha un maggiore significato per ovvie – e tragiche – ragioni.
La piazza del Massimo è gremita, centinaia di studenti, genitori, insegnanti ma non solo: turisti e curiosi, attirati anche dalla giornata soleggiata, si sono fermati anche solo qualche minuto per leggere i tanti cartelli delle scuole.
La memoria delle vittime innocenti delle mafie non è un esercizio retorico né una semplice commemorazione – conclude Carmelo Pollichino, coordinatore provinciale di Libera Palermo - è un atto profondamente politico e civile, che ci chiama ogni giorno a una responsabilità concreta: trasformare il ricordo in impegno, i nomi in azione, il dolore in cambiamento.