il caso
Epatite A a Napoli, tre nuovi casi al Cotugno: ricoverati 53 pazienti
La situazione resta sotto controllo: nessuno dei pazienti è in condizioni critiche. Gli esperti invitano a seguire norme igieniche e vaccinazioni mirate
Una mano che stringe una vaschetta di ghiaccio tritato, sormontata da ostriche lucide: l’immagine arriva dai mercati rionali di Napoli, dove il profumo del mare è parte della quotidianità. Ma nello stesso pomeriggio, alle 16.30 del 21 marzo 2026, al Pronto soccorso dell’ospedale Cotugno si registrano tre nuovi casi di epatite A. Il numero complessivo dei ricoverati sale così a 53. Nessuno, precisano i sanitari, versa in condizioni critiche.
Un dato che racconta il paradosso di un’infezione spesso invisibile e legata a gesti comuni, come il consumo di acqua o alimenti contaminati. L’epatite A, infatti, si trasmette per via oro-fecale e presenta un periodo di incubazione che può arrivare fino a sette settimane, rendendo meno immediata la correlazione tra contagio e sintomi.
Secondo quanto comunicato dall’Azienda ospedaliera dei Colli, i nuovi accessi riguardano casi di infezione da virus HAV. Nonostante l’aumento dei ricoveri, il quadro clinico resta sotto controllo, in linea con l’andamento generalmente benigno della malattia, che nella maggior parte dei casi si risolve spontaneamente.
Tra i possibili veicoli di trasmissione, le indagini epidemiologiche in Italia hanno più volte individuato molluschi crudi o poco cotti e, in alcuni casi, alimenti contaminati come i frutti di bosco. Tuttavia, al momento non è stata ancora individuata una causa precisa per l’aumento registrato nel capoluogo campano.
Il fenomeno si inserisce in un contesto più ampio: secondo i dati del sistema di sorveglianza dell’Istituto Superiore di Sanità, tra il 2024 e il 2025 si è osservato un incremento delle segnalazioni di epatite A a livello nazionale, legato sia a fattori alimentari sia a specifiche dinamiche di trasmissione.
I sintomi più comuni includono febbre, nausea, stanchezza, dolori addominali e, nei casi più evidenti, ittero. Negli adulti la malattia tende a manifestarsi in modo più marcato rispetto ai bambini, pur restando raramente grave.
Sul fronte della prevenzione, le indicazioni restano quelle consolidate: igiene accurata delle mani, consumo di alimenti ben cotti — in particolare i frutti di mare — e attenzione alla provenienza dei prodotti. Per alcune categorie a rischio è inoltre disponibile la vaccinazione, raccomandata anche in caso di esposizione recente al virus.
Le autorità sanitarie sono al lavoro per ricostruire la catena dei contagi attraverso interviste e controlli sulla filiera alimentare. Nei prossimi giorni non si esclude la possibilità di ulteriori casi, legati ai tempi di incubazione.
La situazione, allo stato attuale, non presenta elementi di allarme sanitario generalizzato, ma richiede attenzione e comportamenti responsabili. In un contesto in cui i numeri possono crescere rapidamente, restano determinanti informazione corretta, sorveglianza epidemiologica e rispetto delle norme igieniche.