venerdì santo
"Tradizione umiliata, il Comune spende solo per la Sagra"
L’ordinanza del Comune su logistica e sicurezza fa infuriare la Chiesa: "Trattato come un evento da rissa, non come fede"
C’è chi si affretta incautamente a scomodare i “Peppone e Don Camillo” di Guareschi, ma a ben vedere in un’Agrigento molto diversa dal “mondo piccolo” della Bassa in cui i romanzi erano ambientati, quanto sta avvenendo intorno al Venerdì Santo 2026 appare meno profondo, divertente e originale di quanto partorito dalla fantasia letteraria.
Tutto parte da un’articolata e dettagliata denuncia social a firma del direttore della Pastorale Turismo e dei Beni culturali ed Edilizia di culto dell’Arcidiocesi di Agrigento, don Giuseppe Pontillo.
«Assurdità agrigendine – scrive, modificando volontariamente la D con la T -. Il Venerdì Santo continua a dare fastidio e non solo alla coscienza. Ciò che in Sicilia è ritenuto patrimonio immateriale da vivere, valorizzare e salvaguardare, qui è percepito solo come “Una manifestazione della Chiesa”, nessun interesse da parte di chi amministra, nessun sostegno. La processione dà fastidio anche ad alcuni operatori della ristorazione che vedono le processioni e le azioni di tutela per la sicurezza come una limitazione, inclusi alcuni cittadini che si sentono limitati nei loro spostamenti in macchina. Ma tanto abbiamo la Sagra del Mandorlo in fiore, San Calò e grandi eventi … non per tutti».
Un intervento durissimo rispetto al quale «La Sicilia» ha chiesto qualche ulteriore chiarimento proprio a Pontillo: «In tutta l’Isola, ma anche nel resto della provincia – ci dice – i Comuni sostengono, anche solamente con la promozione, la Settimana Santa come parte del proprio patrimonio storico con una valenza che esula solo dalla Fede e guarda al turismo, alla tutela dell’identità. Ad Agrigento nulla di tutto questo, come se si trattasse “solo” di una questione religiosa. Non c’è alcun supporto, né economico né logistico».
Non è però una questione di somme, sebbene, ci pare di capire, appaia strano spendere oltre 800mila euro per pochi giorni della Sagra, alcune decine di migliaia di euro per San Calogero e poi ignorare altri momenti della Tradizione religiosa (e non solo).
C’è poi, ad alimentare il dibattito, l’ordinanza firmata dal Comune per modificare traffico e regole in occasione proprio del Venerdì Santo. Un atto burocratico creato con il “copia e incolla”: questo emerge a leggere, ad esempio, del divieto di vendita di bevande alcoliche o superalcoliche negli orari della processione, il “no” a portare con sé bottiglie di vetro e aste da selfie. Insomma, una gaffe da scomunica.
«La ritengo un’ordinanza gravissima – commenta amareggiato Pontillo -, perché mette la processione allo stesso livello di un evento di tutt’altro tipo. È un atto pubblico ufficiale: tra cento anni chi lo leggerà potrà pensare che ad Agrigento il Venerdì Santo fosse un momento in cui bisognava prevenire le risse e l’ubriachezza dei partecipanti. Una barbarie».