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22 marzo 2026 - Aggiornato alle 18:50
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il racconto

“Roma, via degli Angeli: telecamera in frantumi, microfoni a terra”. Aggredita una troupe Rai davanti a un alloggio occupato legato agli anarchici

Telecamera sfasciata, operatori al pronto soccorso del Sandro Pertini: a pochi giorni dall’esplosione al Parco degli Acquedotti

22 Marzo 2026, 18:48

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“Roma, via degli Angeli: telecamera in frantumi, microfoni a terra”. Aggredita una troupe Rai davanti a un alloggio occupato legato agli anarchici

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Il primo fotogramma è un rumore netto: il crepitio della lente che si frantuma, l’occhio elettronico che si spegne. Poi le urla, gli spintoni, la fuga verso l’auto.

In via degli Angeli, al Quadraro, una troupe della Tgr Lazio stava realizzando un servizio quando è stata circondata e aggredita da un gruppo di persone che i presenti hanno indicato come vicine alla galassia anarchico-insurrezionalista.

Telecamera a terra, cavi tranciati, un operatore accompagnato al pronto soccorso dell’ospedale Sandro Pertini per il referto.

Non un caso isolato, ma il segnale di un clima rovente nella Capitale dopo l’esplosione avvenuta nel Parco degli Acquedotti, tra la notte di mercoledì 19 e le prime ore di giovedì 20 marzo 2026, in cui hanno perso la vita Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano.

L’episodio in via degli Angeli si è consumato nella mattinata di domenica 22 marzo 2026. La squadra della Rai stava documentando l’esistenza di un presunto “covo”, un alloggio occupato ritenuto punto di riferimento per ambienti radicali dopo le morti al Parco degli Acquedotti. Nel parapiglia la dotazione tecnica è stata distrutta e almeno un cameraman è rimasto ferito, poi trasferito al Sandro Pertini per accertamenti.

Viale Mazzini ha diffuso una nota di ferma condanna parlando di “fatto inaccettabile” e ricordando che ogni attacco ai cronisti rappresenta un’offesa alla libertà di stampa e al diritto dei cittadini a essere informati. Messaggi di solidarietà sono arrivati anche dal mondo politico — in primis da Fratelli d’Italia — e dalle sigle sindacali interne, Usigrai e Unirai, che hanno sollecitato indagini rapide e l’individuazione dei responsabili.

Non è casuale che la tensione sia esplosa proprio in questa porzione di città. Il quadrante tra Quadraro e Torpignattara è un territorio in cui la memoria di rifugi e latitanze pesa ancora. A pochi minuti a piedi da via degli Angeli, negli anni Novanta furono scoperti nascondigli riconducibili alle Nuove Brigate Rosse: in particolare, un appartamento in via Maia 6 dove gli inquirenti rinvennero materiali relativi agli omicidi dei giuslavoristi Massimo D’Antona e Marco Biagi.

Un’eredità simbolica — la vicinanza tra edilizia popolare, stabili occupati e luoghi storicamente battuti dall’estremismo — che oggi si intreccia con il rinnovato attivismo anarco-insurrezionalista romano.

A fare da detonatore — in senso letterale — è stato quanto accaduto nel Parco degli Acquedotti tra il 19 e il 20 marzo. In un casale fatiscente, il cosiddetto “Sellaretto”, all’altezza di via delle Capannelle 221, un’esplosione ha provocato il crollo parziale della struttura e la morte di Ardizzone e Mercogliano. Secondo l’ipotesi investigativa prevalente, i due stavano assemblando un ordigno esplosivo artigianale — si parla di miscele a base di diserbanti e materiale plastico, quindi ad alta instabilità — destinato a un’azione dimostrativa ad alto impatto. Le piste allo studio riguardano un obiettivo sensibile delle forze dell’ordine nell’area Nomentano o un’infrastruttura della rete ferroviaria. L’ordigno sarebbe deflagrato accidentalmente nella fase di preparazione. Le verifiche sono ancora in corso, ma il quadro indiziario risulta coerente con gli elementi raccolti sul posto.