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La storia

«Due pec e un esposto in procura: un'Odissea per votare»: la sua scheda inviata all'estero, ma lui è un cervello "rientrato"

Il suo plico elettorale sembrerebbe essere stato richiesto dall'ambasciata italiana in Repubblica Ceca, ma dal 2021 lui vive, lavora e vota di nuovo a Catania

23 Marzo 2026, 11:23

11:30

«Due pec e un esposto in procura: un'Odissea per votare»: la sua scheda inviata all'estero, ma lui è un cervello "rientrato"

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«Tramite attestazione di autorizzazione al voto del sindaco, dopo due pec e un esposto in procura sono riuscito a votare». Il messaggio arriva alle 10,09 e il mittente è Giuseppe D'Agata, fisico nucleare, ricercatore dell'università di Catania, cervello fuggito in Repubblica Ceca e poi rientrato, ormai da anni. A quanto pare, però, non la scheda elettorale a lui destinata, per questo referendum rimasta a Praga e impossibile da rintracciare nel capoluogo etneo.

«È una storia assurda», comincia lui, 40 anni, tornato in Italia dopo avere votato dal 2019 e per quattro anni nella circoscrizione Estero. Fino al 18 dicembre 2021 quando rientra, riporta la residenza a Catania e torna a essere un elettore in sede. Da allora, non ha mancato una consultazione elettorale, nel suo seggio, senza problemi. Fino a ieri.

«Sono arrivato al seggio dove voto di solito, nel centro di Catania, e non ero sulle liste elettorali. Gli scrutatori mi cercano e io non ci sono. Penso che si sia trattato, magari, di un errore nell'aggiornamento della lista, adesso che non è più divisa fra uomini e donne, ma niente», continua D'Agata. La ricerca viene ripetuta una, due volte. Va nella sezione precedente e in quella successiva, magari il suo nome è finito lì. Ma nulla. «A quel punto faccio pressione sulla presidente di seggio, che contatta l'ufficio elettorale del municipio». Lì confermano che lui è nel seggio giusto, ma fanno delle verifiche. E scoprono così che era stata inviata una richiesta di voto all'estero dall'ambasciata italiana a Praga

«Dopo avere preso in mano il fascicolo, mi dicono che il mio plico elettorale è stato spedito a Praga su richiesta degli uffici lì. Quindi io, sostanzialmente, non potevo votare». Il ricercatore non si dà per vinto. Scrive una pec, racconta la sua storia, la trasforma in un esposto inviato alla procura della Repubblica di Catania. Scrive anche, formalmente, all'ufficio elettorale del Comune. Nella mail spedita ai magistrati, dopo avere ripercorso l'intera vicenda, Giuseppe D'Agata puntualizza «di non aver mai richiesto l’attivazione di alcuna procedura atta all’esercizio del diritto di voto all’estero in periodi successivi al mio rientro in Italia».

«Vi invito e vi diffido - si legge ancora nella missiva destinata a sindaco e uffici comunali - al ripristino immediato del mio diritto al voto costituzionalmente garantito».

«Non so cosa sia accaduto, ma ho pensato che fosse il caso di attivare immediatamente le autorità», afferma ancora l'uomo. «Con tutta evidenza, io non sono a Praga ma un plico elettorale a mio nome è stato inviato in Repubblica Ceca - continua - ho bisogno che sia certo che quel plico, se è lì, non venga usato per votare. Perché il mio voto io voglio esprimerlo qui».

Dopo una serata e una nottata di agitazione, questa mattina D'Agata, dopo essere andato dalle forze dell'ordine (che, però, non hanno preso la sua denuncia visto l'esposto già inoltrato in procura), si è presentato all'Ufficio elettorale del Centro direzionale di San Leone. Tramite loro, alla fine, è arrivata una attestazione di ammissione al voto, con la quale ha potuto tornare al suo seggio ed esercitare il suo diritto. Con 24 ore di ritardo rispetto a quanto avrebbe voluto. E col rischio che, se fosse stato meno determinato, questo referendum potesse contare su un voto in meno.

«La direzione Servizi demografici di San Leone è stata iper-efficiente - sottolinea lui - ma il mio esposto rimane: c'è un plico in giro per l'Europa col mio voto, figlio di una richiesta di voto all'estero fatta dall'ambasciata. Evidentemente qualcuno ha trattato in maniera troppo leggera dei dati. E non posso credere di essere l'unica persona in questa situazione».