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24 marzo 2026 - Aggiornato alle 14:25
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Le "scorie" della vittoria del No a Palermo, la Camera Penale contro il presidente del Tribunale: «Eviti i comizi»

Piergiorgio Morosini è sceso in piazza per festeggiare, secondo i penalisti «non dovrebbe mai avventurarsi in proclami di stampo manicheo»

24 Marzo 2026, 12:30

Le "scorie" della vittoria del No a Palermo, la Camera Penale contro il presidente del Tribunale: «Eviti i comizi»

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Preso atto dell’esito referendario favorevole al no, che “merita ampio rispetto”, la Camera penale di Palermo esprime “profonda amarezza”, non tanto per la presenza del presidente del Tribunale di Palermo ai festeggiamenti in piazza, né per le insegne di partito sventolate alle sue spalle — “in tema di postura istituzionale si è visto di molto peggio a Napoli e Milano” — quanto per le parole pubblicamente pronunciate, secondo cui i giovani che in maggioranza hanno votato no avrebbero scelto di stare “dalla parte giusta”.

L’associazione forense rivendica di “continuare a ritenere di essere dalla parte giusta”, come giusta può definirsi ogni battaglia di libertà finalizzata al rispetto dei diritti dei cittadini e alla piena attuazione delle garanzie costituzionali.

Proprio per questo — si legge ancora nel documento — non possiamo accettare esternazioni comizianti che tendono a dividere tra ‘giusti’ e ‘sbagliati’, etichettando negativamente attivisti ed elettori che si sono legittimamente battuti in una competizione referendaria. In vicende siffatte esistono idee diverse, egualmente condivisibili come opinabili; i ‘giusti’ forse fanno parte di altre sfere, almeno per chi crede”.

“Il presidente del Tribunale rappresenta la Giurisdizione, che è di tutti, e per il ruolo che ricopre non dovrebbe mai avventurarsi in proclami di stampo manicheo, tendenti a dividere il mondo in categorie che fortunatamente, almeno si spera, non appartengono più a questi tempi”, osserva la Camera penale.

Chiusura dedicata al richiamo al pluralismo: “Gli oltre tredici milioni di italiani che hanno votato sì e credono nella nostra Carta fondamentale meritano e meriteranno eguale rispetto”.