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24 marzo 2026 - Aggiornato alle 16:27
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il processo

Caltanissetta: nuovo collegio , torna in aula il processo sui presunti depistaggi per la strage di Via d'Amelio

Dopo la ricusazione nominata la giudice Chianetta, è stata aperta agli avvocati la possibilità di formulare eventuali richieste

24 Marzo 2026, 15:49

15:50

Via d'Amelio

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Ritorna in aula il processo sui presunti depistaggi nelle indagini sulla strage di via d'Amelio, uno dei capitoli più controversi della stagione stragista mafiosa siciliana. Il Tribunale di Caltanissetta ha accolto la ricusazione del presidente uscente Alberto Davico, nominando al suo posto la giudice Giuseppina Chianetta. Gli imputati – Giuseppe Di Gangi, Vincenzo Maniscaldi, Angelo Tedesco e Maurizio Zerilli, tutti appartenenti al pool "Falcone Borsellino" – restano accusati di aver depistato le indagini sull'attentato che il 19 luglio 1992 costò la vita al magistrato Paolo Borsellino e a cinque agenti della scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Chiavi, Walter Eddi Cosina e Claudio Traina.

Ricusazione di Davico: il motivo della difesa

La decisione arriva dopo la richiesta di ricusazione presentata dai difensori degli imputati. Secondo la difesa, Davico – che aveva già fatto parte del collegio giudicante in appello per un procedimento analogo contro altri tre funzionari di polizia, Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo – con il deposito delle motivazioni dopo un anno e mezzo dalla sentenza di secondo grado avrebbe espresso pareri pregiudiziali. In quel processo, il collegio aveva definito "manipolatoria e depistatoria l'intera attività svolta dal gruppo Falcone e Borsellino", una valutazione che i legali ritengono incompatibile con un giudizio imparziale sugli attuali quattro poliziotti.

L'11 marzo scorso, lo stesso Davico aveva chiesto di astenersi, ma il Tribunale ha ora formalizzato il cambio al vertice del collegio, confermando la validità di tutti gli atti istruttori sin qui svolti.

Prossimi passi: richieste entro l'udienza successiva

Nel corso dell'udienza, il Tribunale ha concesso alle parti un termine perentorio fino alla prossima udienza per depositare eventuali richieste istruttorie o probatorie. Il processo, che riaccende i riflettori su uno dei buchi neri della lotta alla mafia siciliana, potrebbe così entrare nel vivo con nuove testimonianze o perizie.

La strage di Via d'Amelio rimane un simbolo della violenza di Cosa Nostra contro lo Stato: dopo l'uccisione di Giovanni Falcone nella strage di Capaci, l'attentato a Borsellino segnò il culmine della strategia stragista. Le accuse di depistaggio, emerse anni dopo grazie a indagini successive, puntano il dito su presunte omissioni e false piste seguite dal pool investigativo.