Palermo
Trionfo del No in città, Lagalla sulla graticola e partono i “processi”
FdI accusa gli alleati di scarso impegno, il sindaco: «Accettare e ripartire». L’opposizione: «Ora dobbiamo costruire l'alternativa»
Sul trailer «Palermo sul referendum volta le spalle a Lagalla», i sottotitoli più fragorosi sono quelli muti dei silenzi. Al netto di quello di giornata di Carolina Varchi, deputata meloniana già vicesindaco assai impegnata nella campagna del sì che ha perso - aveva già parlato ieri - si registra quello di un altro esponente di spicco di Fratelli d’Italia, il capogruppo Giuseppe Milazzo. L’eurodeputato in apertissima campagna non è mai sceso, invece.
Tra i brindisi delle opposizioni, la dialettica di maggioranza singhiozza. Non meno eloquenti alcune parole, come quelle del presidente cittadino di FdI e consigliere comunale Antonio Rini, che distingue i due dati politici di un “inesistente giudizio dei cittadini sull’amministrazione” e d’altra parte della “necessità di un’analisi del voto dentro la maggioranza”. «Il risultato non è un test su Lagalla - spiega Rini - perché il quesito era uguale in tutto il Paese e il riferimento alle percentuali non può rilevare». Però, c’è un però: «L’impegno delle forze politiche della coalizione non è stato omogeneo. Noi siamo stati in prima linea tra città, quartieri, mercati, volantinaggi e social. Questa era una riforma del governo Meloni, che per il Comune non deve essere solo un interlocutore per chiedere sostegno, ma anche quando si condivide un impegno programmatico e principi valoriali, perché la separazione delle carriere è un valore condiviso nel centrodestra e punto preciso del programma elettorale». In sintesi, un’accusa di scarso impegno che lambisce un po’ tutti, da Forza Italia alle stesse forze del sindaco, fino - inutile nascondersi dietro un dito - a pezzi importanti dello stesso partito della premier. In sintonia Saverio Romano, deputato e leader di Noi Moderati: «Se il centrodestra pensasse di ricandidare il professore Roberto Lagalla - scrive - bisognerebbe trovare uno psicologo, “uno bravo”, a lavorare su psicoanalisi di gruppo e in questo caso di coalizione. Non so se ci sono conti che qualcuno pagherà, penso che quando il popolo si esprime va sempre ascoltato. E se in una città amministrata da noi la partita si chiude quasi 70 a 30, un tagliando va fatto». Per il capogruppo forzista Leopoldo Piampiano, «un errore politicizzare la campagna, coerentemente non va politicizzato neppure il risultato. I palermitani avranno modo il prossimo anno di esprimere il proprio giudizio sull’operato dell’attuale maggioranza, valutandone i risultati concreti raggiunti.»
Centrosinistra tra esultanza e riflessione sui fatti propri. Fabio Giambrone di Avs parla di «sfiducia totale nei confronti di Lagalla, stretto tra partiti e correnti. Adesso tocca a noi attrezzarci, individuando subito il candidato sindaco per il quale non c’è alternativa alle primarie aperte». Per Fabio Teresi del Pd il sindaco «avrebbe fatto meglio a restare neutrale e a non farsi trascinare nella campagna referendaria da Carolina Varchi mettendoci la faccia e richiamando, di fatto, su di sé, il giudizio dei palermitani. Ha perso malamente, ne prenda atto con dignità. Siamo stanchi di Fratelli d’Italia che come in una partita a scacchi lo muove come una pedina per interessi di bottega».
Antonino Randazzo del M5s sottolinea «la partecipazione al voto molto più alta che nel 2022, un campanello d’allarme per il sindaco». Per Giulia Argiroffi e Ugo Forello di Oso «l’esito supera i vecchi steccati ideologici. Non è una vittoria di parte, ma un’affermazione di consapevolezza trasversale e di dignità civica. Tra inchieste giudiziarie e ombre di infiltrazioni, un monito istituzionale: i cittadini sanno ancora distinguere tra l’abuso del potere e l’integrità delle istituzioni. In un contesto di dibattito pubblico mortificato, questo rigurgito di consapevolezza dimostra che i cittadini sanno ancora distinguere tra l'abuso del potere e l'integrità delle istituzioni».
Analizzando i dati che vedono Palermo al secondo posto assoluto tra i capoluoghi nell’affermazione del No, con il 68,94 per cento, il sindaco affida a una nota il proprio pensiero: «Non è opportuno sovrapporre il dato o l’appartenenza politica all’esito di un referendum - dichiara Roberto Lagalla - che resta innanzitutto una risposta dei cittadini a un quesito. Un quesito che, peraltro, spesso non risulta del tutto chiaro e che viene interpretato anche alla luce delle dinamiche e delle narrazioni emerse durante la campagna referendaria. Quella appena conclusa è stata una campagna intensa, complessa e per certi aspetti insidiosa. È quindi necessario accogliere con rispetto il giudizio espresso dai cittadini, che hanno scelto di non confermare il lavoro proposto dal governo e dalla maggioranza sul tema della giustizia. Da qui bisogna ripartire - aggiunge il primo cittadino - rilanciando l’impegno politico con la stessa determinazione e la stessa dedizione che hanno caratterizzato la fase precedente al voto. L’azione di governo deve proseguire con chiarezza, mantenendo una distinzione netta rispetto alla vicenda referendaria, e preparandosi con responsabilità alle prossime sfide, sia sul piano amministrativo sia in vista degli appuntamenti elettorali futuri».