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25 marzo 2026 - Aggiornato alle 09:40
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Corte d’assise

Uccise pazienti in corsia. L'appello si è riaperto: acquisite altre perizie

Il processo a Villani Conti dopo l’ergastolo inflitto in primo grado. La difesa fa entrare nuovi atti nel fascicolo

25 Marzo 2026, 07:30

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Uccise pazienti in corsia.  L'appello si è riaperto: acquisite altre perizie

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La Corte d’Assise d’Appello ha sciolto la riserva e ha detto alla riapertura dell’istruttoria dibattimentale nel processo a carico di Vincenzo Villani Conti che l’anno scorso è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di due pazienti. L’infermiere durante il turno notturno al Cannizzaro (parte civile con l’avvocato Eleonora Baratta) avrebbe somministrato una dose killer di alcuni farmaci determinando la morte delle due pazienti ricoverate, che erano delle malate terminali.

L’indagine della squadra mobile scattò dopo il racconto di alcuni psicologi che avevano raccolto uno sfogo dell’uomo. L’infermiere avrebbe agito per vendetta nei confronti dell’ospedale per un mancato trasferimento. In primo grado c’è stata una battaglia sulle perizie. Infatti fu anche nominato un collegio di consulenti per verificare il nesso fra l’iniezione dei farmaci e il decesso.

Ora la difesa, rappresentata dall’avvocato Salvatore Liotta, ha chiesto di poter presentare nuova documentazione. La Corte d’Assise d’Appello ha detto perché sono atti «sopravvenuti» prima della fissazione del processo di secondo grado. Nell’ordinanza si sostiene che «i documenti sono ammissibili perché sopravvenuti alla sentenza di primo grado e alla redazione dell'appello». Nello specifico sono entrate nel fascicolo dell’appello due relazioni che sono state redatte da clinici, uno psichiatra e una psicologa, che hanno in cura Villani Conti da tempo. Nelle due valutazioni si attesta una diagnosi di «disturbo della personalità preesistente» alle due morti. Un fatto che era stato già indicato dal perito della difesa in primo grado. Ma per la Corte d’Assise quella valutazione non era sembrata ponderata considerando che lo psichiatra aveva avuto un solo incontro con l’imputato. La difesa, quindi, ha insistito per la produzione evidenziando che si tratta di certificazioni frutto di un lungo periodo di cura. Un anno circa, per essere precisi. I difensori ritengono che questi nuovi atti possano essere «utilizzabili» alla fine della decisione «in relazione alla richiesta sollevata alla Corte di interpretare le dichiarazioni, che sono state considerate di natura confessoria, e l’atteggiamento di Villani Conti durante il rapporto con i dottori che ricevettero le dichiarazioni dell'infermiere e poi lo denunziarono». La Corte ha ritenuto “sufficienti” i documenti e il loro contenuto e non ha, allo stato, disposto né approfondimenti, né l’esame dei due professionisti che hanno curato le relazioni depositate.

Nella prossima udienza, fissata per il 30 aprile, ci sarà la requisitoria da parte dell’accusa rappresentata dal sostituto procuratore generale Miriam Cantone e dalla pm (applicata Pg) Alessandra Russo.