L'inchiesta
Le dosi di hashish, cocaina e crack prenotate anche su WhatsApp: lo spaccio da Messina all'isola di Vulcano
Cosa c'è dietro ai 17 arresti dei carabinieri con un'imponente operazione antidroga tra il capoluogo peloritano e la costa tirrenica
Le operazioni di approvvigionamento dello stupefacente svolte prevalentemente nel quartiere messinese di Gazzi e il successivo smistamento nei centri urbani di Milazzo, San Filippo del Mela, Meri, Barcellona Pozzo di Gotto e persino nell'isola di Vulcano assicurato da corrieri e staffette. È quanto emerge dall'inchiesta che ha portato all'arresto di 17 persone, indagate per associazione finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, plurimi episodi di detenzione e cessione di sostanze stupefacenti, minaccia e detenzione e porto di armi comuni da sparo.
Una stabile organizzazione con un'articolata ripartizione di compiti, dedita al traffico e alla cessione di hashish, cocaina e crack, sviluppato tra il capoluogo peloritano e la costa tirrenica. Il gruppo era specializzato nelle strategie più svariate per eludere gli eventuali controlli delle forze di polizia in occasione del trasporto degli stupefacenti tra Milazzo e Messina, allorquando i corrieri, talvolta, sono rimasti a piedi in prossimità del transito dai caselli autostradali, proprio per eludere eventuali controlli. Allo stesso scopo era orientato anche l'impiego di un linguaggio criptico (ad esempio, chiamando la droga "caramelle", "pietra", "torta al cioccolato" o "quattro formaggi") e il ricorso alle applicazioni di messaggistica istantanea, evidentemente, ritenute più difficili da intercettare.
Il ruolo di elevata caratura criminale dei due elementi di vertice dell'associazione è stato ricostruito essendo emerso il loro potere di dirigere e coordinare tutte le fasi dell'attività illecita, dalla fissazione del prezzo di vendita degli stupefacenti alla risoluzione di varie difficoltà operative - quelle logistiche, quelle afferenti alla gestione dei rapporti con i clienti - fino al compimento di atti intimidatori, con l'uso di armi, per garantirsi la puntuale esecuzione degli ordini impartiti. Gli altri 15 destinatari del provvedimento restrittivo avevano ciascuno un ruolo ben preciso nell'ambito dell'organizzazione, tanto da riuscire a esprimere un giro d'affari fino a mille euro al giorno. Per scongiurare il rischio di essere scoperti dalle forze di polizia in occasione della vendita delle dosi di droga, avevano adottato modalità di cessione "a distanza", consistite nel lancio delle dosi dai balconi agli acquirenti, i quali provvedevano alla successiva corresponsione del prezzo, mediante deposito della relativa somma di denaro nelle cassette postali, così da permettere l'attività illecita, anche agli spacciatori sottoposti agli arresti domiciliari. Un indagato di Torregrotta intratteneva poi rapporti diretti con i fornitori messinesi per l'acquisto della droga e assicurava al sodalizio supporto logistico, mettendo a disposizione la sua officina e uno stabile sito in zona rurale. È stata inoltre ricostruita la partecipazione attiva di cinque donne, legate da rapporto affettivo ad alcuni fra gli indagati, anch'esse destinatarie del provvedimento restrittivo, le quali - oltre che preparare e smerciare le dosi di stupefacente - assicuravano le forniture, talvolta, in assenza dei loro compagni, compivano manovre evasive per occultare gli stupefacenti in occasione di controlli di polizia e gestivano alcune comunicazioni nell'ambito del gruppo criminale; il reimpiego dei proventi dello spaccio per il sostentamento dei parenti detenuti, alcuni dei quali utilizzavano telefoni cellulari, nonostante lo stato di detenzione in carcere.
Le indagini hanno accertato la capacità del gruppo criminale di continuare a operare, nonostante i reiterati arresti e sequestri di stupefacenti, eseguiti dai carabinieri; lo smercio di stupefacenti anche sull'isola di Vulcano, appannaggio di un indagato che - nel giro di pochi mesi - si è rifornito di sostanze per ca. 15mila euro, gestendo sull'isola un consistente volume d'affari, grazie al notevole afflusso turistico del periodo estivo.
Le attività investigative, supportate da intercettazioni e da numerosi servizi di osservazione e pedinamento, sono state svolte dalla Compagnia di Milazzo, coordinate dalla Dda di Messina e si sono concretizzate, inoltre, nell'arresto, apparentemente occasionale, in flagranza del reato di cessione di droga, di otto persone, nonché nel sequestro, in varie occasioni, di circa 2 chili di stupefacenti e di svariati telefoni cellulari, utilizzati dagli indagati, fonti di prova a riscontro delle frenetiche attività di spaccio.
Le indagini sono state svolte dai carabinieri della Compagnia di Milazzo con il supporto di un velivolo del 12° Nucleo Elicotteri di Catania e dei carabinieri dello Squadrone Eliportato Cacciatori "Sicilia", delle unità cinofile per la ricerca di stupefacenti e armi provenienti dai Nuclei Cinofili di Pedara e Villagrazia di Carini.