la curiosità
I carabinieri al seggio di Camporotondo: il presidio elettorale diventa un messaggio di speranza per gli studenti
Finisce il Referendum e gli studenti trovano una sorpresa: la lettera col gesso che invita a studiare per essere liberi
Suonata la campanella alla scuola di Camporotondo Etneo, in provincia di Catania, l’aria non era quella di un solito mercoledì di rientro dopo il Referendum. C’era qualcosa di diverso. Gli studenti sono entrati in classe, pronti a riprendersi i loro banchi, ma si sono fermati di colpo davanti alla lavagna. Non c’erano compiti, non c’erano verbi da coniugare. C’era una lettera vera, scritta a mano, col gesso bianco che sporca le dita, lasciata lì dai carabinieri della Radiomobile di Gravina di Catania che avevano vegliato sulla scuola durante il voto.
«Abbiamo preso in prestito i vostri spazi». Il messaggio inizia quasi in punta di piedi, con una delicatezza che non ti aspetti da chi indossa una divisa operativa: «Vi chiediamo scusa se abbiamo preso in prestito' i vostri spazi».
È un gesto di rispetto immenso verso i bambini e i ragazzi, un modo per dire: «Questa è casa vostra, noi siamo stati solo ospiti grati».
Ma è nel cuore del messaggio che le parole diventano un abbraccio: «Studiate, perché è proprio lo studio che vi darà la libertà di scegliere il vostro futuro. Giocate, sognate in grande...».
Leggere quelle righe fa un certo effetto. Siamo abituati a vedere i Carabinieri come l’autorità, la regola, a volte il timore. Stamattina, invece, i ragazzi hanno scoperto dei "fratelli maggiori". Uomini e donne che, tra un turno di guardia e l’altro, hanno trovato il tempo di pensare a loro, di incoraggiarli a essere curiosi, a credere in se stessi.
E quel disegno dell’Arma in fondo alla lavagna, fatto con cura, sembra dire: «Non abbiate paura, noi ci siamo».
Oggi a Camporotondo si è fatta la lezione più importante dell'anno, e non l'ha tenuta un professore. È stata una lezione di civiltà, di affetto e di fiducia reciproca.
Perché quando un'istituzione scrive «potete fidarvi di noi» su una lavagna scolastica, sta piantando un seme di speranza che difficilmente questi ragazzi dimenticheranno.