palermo
Abusi edilizi a Palazzo Piraino, stop ai lavori: sospesi i lavori e revocata la variante. Opere su tetto e prospetto da demolire
I sopralluoghi confermano le irregolarità, in bilico un progetto da 25 milioni di euro complessivi
Mazzata attesa, verbalizzata dai sopralluoghi della polizia municipale e dei tecnici che hanno trasmesso gli atti agli uffici. Infine, arrivata: sospensione dei lavori a Palazzo Piraino. Con un altro mese e mezzo, intanto, sul groppone dei tempi, oltre a quelli legati alla nuova calendarizzazione in Consiglio. Se tutto va bene, cioè se le opere abusive verranno smantellate nel termine di 45 giorni. L’anticamera, in caso di inottemperanza, dei sigilli - e della denuncia penale - termine che nessuno, nelle stanze dell’assessorato della Rigenerazione urbana, osa pronunciare. Ma intanto, se c’è un tutto, è da rifare, per quanto riguarda coperture e prospetto di quella che dovrebbe essere, in paio con Palazzo Butera, dimora dell’arte contemporanea più raffinata ed esclusiva, e sede di residenze artistiche. Costretto a segnare il passo, dunque, il mega progetto da 25 milioni di euro sostenuto dalla Fondazione che ha come anima il collezionista Massimo Valsecchi con la moglie Francesca.
La metamorfosi architettonica e funzionale sarebbe dovuta approdare in aula il 4 marzo, ma fu azzoppata poche ore prima da una tempestosa capigruppo nella quale la consigliera Giulia Argiroffi, per la commissione Urbanistica, relazionò su abusi riguardanti la copertura, cioè opere di riassetto delle falde del tetto, e il prospetto - con l’apertura di “bucature”, cioè finestre, realizzate prima dell’approvazione della delibera di variante urbanistica. La variante, contestualmente alla sospensione dei lavori, è stata revocata: da riportare al punto di partenza, anche quella. Dall’assessorato guidato da Maurizio Carta, la conferma della “cristalizzazione” dello stato delle cose fino ad avvenuto smantellamento. Argiroffi commenta così con il collega di Oso Ugo Forello: «Le verifiche della polizia municipale e degli uffici tecnici confermano purtroppo quanto temuto: le difformità tra le opere realizzate e i titoli edilizi non sono semplici errori, ma un fatto grave che mina il rapporto tra istituzioni e comunità. Sconcerta il tentativo di utilizzare il consiglio comunale come strumento per una sanatoria di abusi non sanabili, mascherandoli sotto un presunto “superiore interesse pubblico”. Si è cercato, nei fatti, di raggirare l’organo che rappresenta i cittadini per piegare la norma a interessi privati. A grandi poteri, economici e culturali, devono corrispondere grandi responsabilità. In questo caso, il ruolo esercitato non è stato all’altezza dell’etica richiesta. Se chi dovrebbe essere un punto di riferimento tenta di aggirare le regole anziché rispettarle, la fiducia collettiva si spezza».