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26 marzo 2026 - Aggiornato alle 06:33
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La super Cosa Nostra

I verbali di Pace nel processo a Marsala al tesoriere delle tre mafie

Le rivelazioni del pentito entrano nel procedimento per associazione mafiosa all'ottantenne avvocato Antonio Messina

26 Marzo 2026, 06:30

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I verbali di Pace nel processo a Marsala al tesoriere delle tre mafie

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La prima udienza è saltata, rinviata all’8 aprile, ma il dibattimento davanti al Tribunale lilibetano che vede imputato di associazione mafiosa l'ottantenne avvocato Antonio Messina di Campobello di Mazara potrebbe già da subito registrare novità importanti. Accusato di essere stato il “tesoriere” della “Super Cosa nostra”, custode quindi dei nomi degli affiliati più segreti al servizio del sanguinario Matteo Messina Denaro, la Procura di Palermo si accinge a depositare agli atti del suo processo i verbali del pentito Dino Pace, il personaggio saltato fuori dall’indagine milanese “Hydra”, sulle connessioni con imprese e politica gestite in società da mafia, camorra e ’ndrangheta. Pace è morto suicida nel carcere di Torino, c’è una indagine aperta, dopo avere cominciato la collaborazione con la giustizia, negli interrogatori dei pm milanesi ai quali ha accettato di rispondere ha fatto anche il nome di Messina, indicandolo tra i referenti operativi del sodalizio che a Milano era gestito da Paolo Errante Parrino, imparentato con i famigerati Messina Denaro. Pace ha raccontato del ruolo di intermediario svolto da Messina, da una parte il mercato illecito dei crediti fiscali dall'altro i traffici di droga pesante, cocaina, crack. Pace lo ha descritto come una sorta di manager, il periodo sarebbe quello durante il quale Messina, avvocato sospeso da decenni dal foro e legato alla massoneria, risiedeva a Bologna. A frequentare Messina anche Gioacchino Amico, l'agrigentino imputato pure nel processo Hydra e che ha anche lui scelto la strada della collaborazione con la giustizia, dopo aver maturato la paura di essere ucciso.

L'avvocato Messina è da mezzo secolo che compare citato in indagini antimafia, dal sequestro del salemitano imprenditore Luigi Corleo, suocero del potente esattore Nino Salvo, ai grandi traffici internazionali di droga. Nei pizzini di Messina Denaro era indicato come “Solimano” e a tradirlo è stato Laura Bonafede, la fedelissima del boss che soffriva per il fatto che il boss non voleva darle credito. La Bonafede si lamentava di lui nei pizzini indirizzati a Messina Denaro, «che Solimano tenesse tanto al denaro l’ho sempre capito, gli piace spendere e fare soldi facili ma mai avrei potuto pensare che arrivasse a tanto. Quando dici tu gliela farai pagare». Messina a Cosa nostra fu affiliato da Leoluca Bagarella, partecipò alla scalata del potere mafioso fatta dai corleonesi, alleandosi con i Messina Denaro di Castelvetrano, pieno protagonista della saga mafiosa trapanese.