Le accuse
Frana di Niscemi, le rivelazioni di D'Urso: «Politici e burocrati distrussero un progetto da 180 miliardi di lire»
Post frana del 1997, gli ex capi della Protezione civile sentiti dai pm. Parla l'ex dirigente regionale
Il “pool frana di Niscemi” della Procura di Gela continua ad acquisire elementi utili all’inchiesta aperta lo scorso gennaio dal procuratore Salvatore Vella, a carico di ignoti, per l’ipotesi di reato di disastro colposo, andando anche a ritroso nel tempo per accertare presunte omissioni dopo il primo grave movimento franoso del 1997. Ieri, nei locali della Squadra mobile di Caltanissetta guidata da Rosario Scalisi, è stato sentito a sommarie informazioni testimoniali l’ex dirigente della Protezione civile regionale, l’ingegnere Calogero Foti. Attraverso testimonianze e con l’acquisizione di vari documenti chiesti alla Protezione civile nazionale e regionale, i due Pm che affiancano il dott. Vella stanno cercando di ricostruire quali interventi siano stati realizzati dopo il primo grande smottamento che mise in ginocchio Niscemi 29 anni fa.
Martedì, invece, per circa 8 ore a Gela era stato sentito l’ing. Tuccio D’Urso, che proprio nel 1997 era il responsabile della Protezione civile siciliana. Lo stesso D’Urso nel proprio profilo social ha scritto d’avere risposto alle domande del procuratore Vella, e ha aggiunto: «Carte alla mano ho documentato chi e perché politici e burocrati distrussero un percorso tecnico ed amministrativo che per Niscemi aveva progettato ed avviato interventi per 180 miliardi di lire. Ho portato i decreti, i contratti, l’accordo con la Protezione Civile nazionale per lo studio, la progettazione e gli interventi in tutta la Sicilia vanificati da politici miopi e taluni corrotti e da burocrati collusi. Ho anche illustrato le mie perplessità su quanto messo in campo oggi e la completa inadeguatezza della attuale struttura siciliana per il contrasto al dissesto».

D’Urso, riferendosi a Niscemi ha aggiunto: «Premesso che su quel versante non si sarebbe mai dovuto costruire, si accertò che le concause del cedimento erano e sono le infiltrazioni di acque di pioggia e degli scarichi fognari. Si iniziò a pianificare e realizzare la rete fognaria, nonché una serie di canali di gronda. Ma anche allora fui allontanato dalla Protezione civile in malo modo. Scomodo al presidente di turno».
Proprio sui mancati interventi di consolidamento e sui fondi stanziati e mai spesi indagano i magistrati di Gela, che nelle scorse settimane avevano già sentito l’ex prefetto di Caltanissetta Isabella Giannola, nominata all’epoca commissario per l’emergenza frana, e l’attuale capo della Protezione civile regionale Salvatore Cocina.