English Version Translated by Ai
26 marzo 2026 - Aggiornato alle 12:12
×

Il caso

Strage di Altavilla Milicia: ribaltata la sentenza, assolta Miriam Barreca

La ragazza, inizialmente condannata a oltre 12 anni per il coinvolgimento negli omicidi della madre e dei fratelli, è stata giudicata temporaneamente incapace di intendere e di volere dalla Corte d'Appello di Palermo

26 Marzo 2026, 09:46

09:50

Strage di Altavilla Milicia: ribaltata la sentenza, assolta Miriam Barreca

Le bare con le salme dei due fratelli, Emanuel di 5 anni e Kevin di 16, uccisi insieme alla madre Antonella Salamone vengono portete nella camera ardente ad Altavilla Milicia, 19 febbraio 2024

Seguici su

Miriam, la primogenita di Giovanni Barreca, è stata assolta perché ritenuta temporaneamente incapace di intendere e di volere e, di conseguenza, non imputabile. I giudici della sezione per i minorenni della Corte d'Appello di Palermo hanno così ribaltato la sentenza di primo grado, emessa con rito abbreviato, che l'aveva condannata a dodici anni e otto mesi di reclusione per la strage di Altavilla Milicia, avvenuta nel febbraio del 2024. La giovane era accusata di aver partecipato alle torture e all'omicidio della madre, Antonella Salamone, e dei fratelli Kevin ed Emanuel, uccisi all'interno della loro villetta in provincia di Palermo. La notizia del ribaltamento della condanna è stata diffusa e riportata dai quotidiani «Giornale di Sicilia», «Gazzetta del Sud» e dall'edizione palermitana di «Repubblica».

La vicenda aveva assunto contorni ancora più drammatici fin dai primi momenti successivi alla scoperta della strage: Miriam fu infatti rinvenuta dai carabinieri nel proprio letto, a poca distanza dai corpi senza vita dei due fratelli. Se in un primo momento si era ipotizzato che fosse l'unica sopravvissuta alla furia omicida, successivamente fu la stessa ragazza a confessare il proprio coinvolgimento nelle sevizie e nel triplice delitto. Tuttavia, il percorso processuale in appello ha tenuto conto di due differenti perizie psichiatriche a cui la giovane è stata sottoposta. Questi esami clinici hanno confermato la sua totale incapacità di autodeterminarsi e di comprendere la realtà di ciò che stava accadendo durante quella tragica settimana. A differenza di quanto stabilito nel primo grado di giudizio, la Corte d'Appello ha valutato tali perizie come un elemento dirimente e decisivo per stabilire la non imputabilità della ragazza.