la cerimonia
Cinque medaglie contro i veleni: Trapani porta a Roma l’antidoto all’illegalità ambientale
Dalla luce accecante delle saline ai riflettori del Ministero: perché le onorificenze ai militari trapanesi parlano a tutta l’Italia
Al palazzo del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), in una cerimonia sobria e carica di senso civile, sono state consegnate le “Benemerenze” e la “Medaglia al Merito dell’Ambiente” ai militari della Capitaneria di porto – Guardia Costiera di Trapani. Un riconoscimento per l'impegno profuso nel preservare un territorio fragile, quello della Riserva naturale orientata Saline di Trapani e Paceco, dal sistema di gestione illecita dei rifiuti, inquinamento, falsificazione di formulari e truffa aggravata emerso dalle indagini coordinate dalla Procura di Trapani.
Cinque onorificenze, un messaggio nazionale
Nelle stanze del MASE, a due passi dalle scelte che indirizzano la politica ambientale del Paese, sono state conferite ai militari trapanesi cinque onorificenze, tra “Benemerenze” e “Medaglia al Merito dell’Ambiente”. La motivazione riguarda la costanza di una vigilanza capillare e di attività investigative complesse, svolte sotto la direzione della Procura di Trapani, in un’area che è, allo stesso tempo, scrigno naturalistico e bersaglio dei traffici illegali. È un premio che rende visibile — e replicabile — un metodo: incrocio di controlli sul campo, lettura dei flussi di formulari dei rifiuti, verifica delle tracciabilità, riscontri sui punti di sversamento e reazione tempestiva ai roghi. Un metodo che, non a caso, coincide con l’evoluzione operativa della Guardia Costiera a livello europeo, già celebrata nel 2024 dal “Greening Award Initiative” per progetti di sorveglianza ambientale di nuova generazione.
La mappa dei reati: rifiuti, falsi e roghi vicino alla Riserva
La spinta che ha portato ai riconoscimenti nasce da una sequenza di inchieste che hanno fotografato un circuito illegale capace di inquinare, truffare e falsificare documenti, con un epicentro significativo nelle aree prossime al bacino del Lenzi–Baiata e alla Riserva delle Saline di Trapani e Paceco. Già nel 2023 erano scattate sette misure cautelari per inquinamento e gestione illecita dei rifiuti; in quel contesto gli inquirenti hanno messo a fuoco anche la falsificazione dei formulari di tracciamento e, in alcuni casi, la truffa ai danni dello Stato. Negli anni successivi, l’azione è proseguita con arresti in flagranza per combustione illecita dentro o a ridosso della Riserva, fino a comporre un bilancio che parla — stando a fonti di cronaca locale — di numerosi fermi e denunce e, in più passaggi, di arresti in doppia cifra complessivi riferiti a episodi di roghi e gestione illecita nel medesimo comprensorio.
Non è un caso isolato: nella stessa provincia, sopralluoghi e sequestri hanno interessato anche i reflui fognari e criticità di impianti cittadini, a conferma di una pressione ambientale strutturale che investe tanto gli operatori senza scrupoli quanto i malfunzionamenti pubblici. Per questo, la costanza delle pattuglie della Capitaneria di Trapani — in stretto raccordo con la Procura — ha avuto un valore anche “di sistema”, mettendo in fila condotte, responsabilità e geografie del rischio.
Perché proteggere le Saline è un interesse di tutti
La Riserva naturale orientata Saline di Trapani e Paceco non è soltanto un paesaggio iconico. È un sito Ramsar di importanza internazionale, parte della rete Natura 2000, affidato da trent’anni alla gestione del WWF Italia. Si estende per quasi 1.000 ettari tra i comuni di Trapani, Paceco e Misiliscemi: un mosaico di vasche salanti, canali e habitat dove — secondo i dati divulgati nel 2025 — transitano oltre 240 specie di uccelli e stazionano, in particolari stagioni, migliaia di fenicotteri. In questo contesto, un incendio di rifiuti o uno sversamento di reflui speciali non sono “piccoli reati”: sono ferite che si propagano lungo catene ecologiche delicate, incidendo su biodiversità, qualità delle acque e persino sulla tradizionale cultura del sale.
La direttrice della Riserva, Silvana Piacentino, in più occasioni ha richiamato l’attenzione pubblica sui pericoli dei roghi e ha sottolineato il ruolo determinante della Capitaneria e della Procura nel contrasto all’illegalità ambientale. Queste prese di posizione hanno contribuito a fare massa critica attorno a un principio cardine: la tutela delle Saline non è un tema “locale”, ma un investimento nazionale su clima, migrazioni avifaunistiche e patrimoni culturali che l’Italia espone al mondo.