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26 marzo 2026 - Aggiornato alle 13:32
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Il caso

Minacce all'avvocato Sinatra al processo per la strage di Monreale: la solidarietà dei giuristi siciliani

Il difensore di uno dei giovani indagati è stato preso di mira dai parenti delle vittime all'esterno dell'aula. L'Associazione di categoria interviene a tutela del diritto di difesa: «Inaccettabile assimilare professionista e cliente»

26 Marzo 2026, 10:40

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Minacce all'avvocato Sinatra al processo per la strage di Monreale: la solidarietà dei giuristi siciliani

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L'avvocato Corrado Sinatra è rimasto vittima di pesanti intimidazioni al di fuori dell'aula del tribunale nel giorno dell'udienza preliminare per la strage di Monreale. Il legale, impegnato nella difesa di uno dei giovani indagati per i tragici fatti, è stato bersaglio di minacce e contestazioni da parte dei parenti delle vittime. Il clima di forte dolore e tensione emotiva è così sfociato in un attacco diretto alla figura del professionista, colpito unicamente per il suo ruolo nel procedimento giudiziario.

A seguito del grave episodio, gli avvocati dell’Associazione giuristi siciliani sono tempestivamente intervenuti per condannare l'accaduto e stringersi attorno al collega. Nella nota diramata a mezzo stampa, il gruppo dichiara apertamente: «Esprimiamo la nostra solidarietà all’avvocato Corrado Sinatra, vittima di gravi episodi connessi allo svolgimento dell’attività difensiva». I professionisti ribadiscono con fermezza che «ogni forma di aggressione o intimidazione nei confronti del difensore è inaccettabile e contraria ai principi fondamentali dell’ordinamento».

Nel loro intervento, i legali sottolineano l'importanza cruciale e costituzionale della professione forense, ricordando come «il diritto di difesa, costituzionalmente garantito, è inviolabile e rappresenta un presidio essenziale dello Stato di diritto». Il comunicato si conclude con un forte richiamo civile per evitare pericolose sovrapposizioni tra chi difende e chi è accusato: «Siamo vicini a Corrado, colpire l’avvocato nell’esercizio delle proprie funzioni, così come assimilare professionista e cliente, significa ledere i valori stessi della giustizia e negare il suo stesso fondamento».