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26 marzo 2026 - Aggiornato alle 20:47
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White List della Prefettura: il paradosso dei furbetti che lavorano solo “grazie” ai ritardi

L’iscrizione comporta un iter complesso che talvolta può durare anche anni. Nel frattempo le ditte in bilico o contigue alla criminalità lavorano con la Pa

26 Marzo 2026, 18:32

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White List della Prefettura: il paradosso dei furbetti che lavorano solo “grazie” ai ritardi

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Un lavoro lungo e accurato, essenziale per garantire un’economia sana e proteggerla dalle infiltrazioni della criminalità organizzata. Un’attività che però è anche complessa da realizzare per il gran numero di passaggi intermedi necessari per il suo completamento e che, spesso, sconta anche i ritardi dovuti all’assenza di risorse umane necessarie per farlo. E, alla fine, questo rischia di “mimetizzare” per un po’ coloro che andavano invece esclusi.

Stiamo parlando delle procedure di iscrizione alla White List, l’elenco istituito in ogni Prefettura che raccoglie i nomi di fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori operanti in settori considerati a maggior rischio di infiltrazione mafiosa e che certifica l’assenza di tentativi di condizionamento da parte della criminalità organizzata, fornendo il “via libera” per lavorare con la Pubblica amministrazione. Ogni azienda viene valutata tramite una complessa istruttoria che vede il coinvolgimento non solo della Prefettura territoriale, ma anche delle forze dell’Ordine, dell’Autorità giudiziaria e degli organismi nazionali competenti. Tutti devono guardare ai “raggi x” le imprese e dare loro un eventuale semaforo verde o rosso. Peccato che l’enorme mole di lavoro da smaltire, alla fine, mantenga per lungo tempo spesso una luce gialla.

Il quadro complessivo delle istanze per l'iscrizione nella White List della Prefettura di Agrigento, aggiornato al 20 marzo 2026 e disponibile sul sito dell’Ente, parla di 474 pratiche attualmente in fase di istruttoria. L'analisi dell'anzianità delle domande mostra una distribuzione che si estende per quasi un decennio: le pratiche pendenti più datate risalgono al 2017 (6), cui se ne aggiungono 3 del 2018 e 13 del 2019. Nel 2020 si sale a 31, e poi 59 nel 2021, 44 del 2022, 31 del 2024 e 76 nel 2024. Le domande presentate nei primi mesi del 2025 e ancora in attesa sono 55. Dal punto di vista dei settori economici coinvolti, emerge una netta prevalenza del comparto edile e dei servizi connessi alle infrastrutture.

Il grande carico di richieste da smaltire, a volte anche risalenti nel tempo, dipende sia da alcuni ritardi accumulatisi negli anni passati a causa dell’assenza di risorse umane necessarie in Prefettura, sia per il fatto che la procedura, come dicevamo, è abbastanza articolata e non trova sempre la celere collaborazione delle imprese a cui, in alcuni casi, potrebbe anche stare bene una non risposta. In ogni caso, l’Ufficio territoriale del Governo di Agrigento da alcuni mesi ha dato una significativa accelerata alle procedure relative alle domande pervenute anche per smaltire l’arretrato.

C’è infatti un’ampia zona grigia in cui si trovano quelle aziende che hanno presentato la domanda e non hanno ricevuto né un accoglimento né un rifiuto che permette comunque loro di lavorare con la Pubblica amministrazione in attesa della valutazione definitiva sulla richiesta. Una situazione che nella stragrande maggioranza dei casi le aziende subiscono (c’è chi ha fatto ricorso al Tar per ottenere la certificazione, ad esempio) ma che finisce per creare un effetto cortina fumogena su realtà che poi, magari, finiscono al centro di inchieste estremamente rilevanti.

Spulciando l’elenco dei richiedenti agrigentini emerge, ad esempio, la società Ansa Ambiente di Antonio Lombardo che ha regolarmente presentato richiesta di iscrizione alla white list nel 2022. Si tratta, secondo i magistrati di Palermo, di un’impresa però solo fittiziamente gestita da un incensurato ma riconducibile al boss Carmelo Vetro (cognato di Lombardo), recentemente arrestato nel contesto di un’inchiesta di presunte mazzette ed episodi corruttivi alla Regione.