Niscemi, dal 1997 ai giorni nostri la proposta di Tuccio D'Urso: «Si realizzi un intero quartiere»
Il “copione” dell’innesto della frana dello scorso 25 gennaio è uguale a quello del 12 ottobre del 1997. Ventinove anni di distanza, stessa dinamica e interventi da programmare messi nero su bianco nella relazione geologica di Nicola Casagli dell’Università di Firenze e consegnata alla protezione civile nazionale. Un documento in cui sono scritti gli interventi da portare avanti: alcuni - come la realizzazione della nuova rete idrica - si stanno concludendo con lo switch - altri invece sono in corso d’opera (un esempio per tutti la costruzione del depuratore con la consegna dell’area avvenuta il 10 luglio dello scorso anno dopo un lungo e tormentato iter).
Di acqua ne è passata sotto la collina che è franata in due round e la procura di Gela sta cercando i colpevoli dal punto di vista tecnico-burocratico visto che tutto era già stato scritto ventinove anni prima. Riavvolgendo il nastro degli episodi ad essere testimoni chiave di quegli anni sono l’allora prefetta di Caltanissetta Isabella Giannola e l’allora dirigente della protezione civile regionale Tuccio D’Urso. Dopo otto ore negli uffici giudiziari a Gela (“dalle 10 alle 18 con una breve pausa pranzo”, evidenzia) e una mole di documenti tra l’ordinanza del 29 ottobre del ’97 e la nota dell’11 febbraio del 1998 con cui si dava l’ok “alle gare d’appalto per tutte quelle opere già finanziate o in corso di progettazione”, guarda avanti. «C’è una collina che deve essere “scaricata”: dagli attuali 90 gradi a 45 e diverse famiglie rimarranno senza casa».

Tuccio D'Urso
Per D’Urso, quindi, serve la «unicità delle decisioni» e guarda al futuro. «Se si vuole dare una risposta abitativa agli sfollati che sono senza casa o la perderanno - dice - bisogna realizzare un intero quartiere con i fondi statali. Un dato è certo: se le famiglie riceveranno le somme per acquistare casa andranno via dalla città e questo impatto bisogna limitarlo. Lo Stato inoltre non può dare contributi per acquistare case che non sono antisismiche e che non hanno i moderni criteri».
Una ricetta nuova per evitare lo spopolamento urbano dopo un evento sulla carta imprevedibile, ma di fatto immaginabile per chi ha avuto tra le mani quelle relazioni scritte nel 1997. Degli interventi del tempo poca traccia, così come non sono state demolite tutti gli edifici previsti nella tabella di marcia. Ventinove anni fa è stata realizzata anche la zona artigianale, la stessa sulla quale il sindaco Massimiliano Conti adesso chiede che venga ampliata per creare nuova occupazione.
Passato e presente si intrecciano tra documenti e relazioni mentre si attende ora l’elenco della protezione civile nazionale sulle opere di messa in sicurezza da iniziare a prevedere. La collina si muove, di qualche millimetro, mentre il vento e la pioggia diventano un incubo.