Infrastrutture
Ponte sullo Stretto, Ciucci: «Via ai lavori entro fine legislatura malgrado le opposizioni»
L’ad di Stretto di Messina: «Atti per la Corte dei conti in definizione, dialogo con l’Ue. Extracosti? Solo per aumento dei prezzi»
«I lavori per il Ponte sullo Stretto potranno cominciare entro la fine della legislatura, nonostante le contrapposizioni politiche, l’ambientalismo esasperato e gli interessi particolari». Parola di Pietro Ciucci, A.d. della società Stretto di Messina, che in questa intervista con La Sicilia spiega cosa sta facendo per recuperare il tempo perduto.
Dopo che la Corte dei conti ha negato il visto di legittimità alla delibera Cipess, il governo questo mese ha approvato il decreto legge “Commissari” che conferma la volontà di realizzare l’opera e la copertura finanziaria e stabilisce come conformarsi ai rilievi espressi dall’organo di controllo...
«Questo provvedimento è dettagliato, puntuale e trasparente e pone i passaggi in una sequenza logica per giungere a una nuova delibera del Cipess da sottoporre alla valutazione della Corte dei conti, con l’obiettivo di avere la registrazione e poi stipulare l’atto aggiuntivo alla convenzione. Contestualmente, aggiorneremo il piano finanziario tenendo conto dei tempi dei lavori e dei fondi. Nel frattempo, non siamo rimasti a guardare. Abbiamo, ad esempio, richiesto all’Autorità dei trasporti il parere sul piano finanziario e al Consiglio superiore dei Lavori pubblici quello sugli aspetti tecnici di particolare rilevanza. Inoltre, stiamo aggiornando l’accordo di programma».
Secondo alcune interpretazioni, sarebbe stata attribuita alla Ragioneria di Stato una volontà di “bocciatura” e “blocco degli extracosti” in virtù di una formulazione ricorrente nella legislazione.
«Il no agli extracosti riguarda tutte le attività di rito, non quelle relative all’opera in quanto tale. In realtà, l’aspetto fondamentale del decreto legge dal punto di vista finanziario è la conferma dell’intero fabbisogno. Sarebbe stato scarsamente responsabile mantenere gli stanziamenti per come erano previsti quando noi non eravamo in grado di usare le risorse previste per il 2025 e quest’anno».
A che punto è il dialogo con l’Ue sul rispetto delle direttive “Habitat” e “Appalti”?
«Il dialogo continua, non è mai venuto meno da quando è ripartita l’attività per realizzare il Ponte. A dicembre c’è stato un incontro con i vertici delle Direzioni generali Ambiente e Appalti dell’Ue competenti per le due direttive. In particolare, il ministero dell’Ambiente ha risposto per ciò che riguarda l’impatto ambientale, mentre quello dei Trasporti per quanto concerne l’appalto. La Valutazione di impatto ambientale è durata 12 mesi: è partita a febbraio-marzo 2024 e ha avuto una prima risposta positiva a novembre 2024, rilevando che c’era qualcosa da fare ancora sull’incidenza ambientale per quanto riguarda i siti “Natura 2000”. In questo caso, l’articolo 6 della Direttiva consente di poter eseguire l’opera nonostante non possa mitigare l’impatto sul sito, prevedendo misure compensative. Sul costo dobbiamo fare chiarezza: in origine, nel 2006, le risorse stanziate erano 3,5 miliardi. Poi nel 2011 sono lievitate a 6,7 miliardi per arrivare ai 13,5 miliardi di ora. Questi aumenti sono dovuti all’indicizzazione dei prezzi, esplosi dopo il Covid, non sono dovuti a varianti progettuali o a maggiori lavori».
Fallito l’appuntamento del 2025 per aprire i cantieri, considerato che c’è ancora tanto lavoro da fare quest’anno e che nel 2027 si svolgeranno le elezioni politiche, anche questa volta si rischia che non se ne faccia nulla?
«Credo di no. Stiamo lavorando al massimo per accelerare i tempi e per rispettare con molta attenzione tutti i passaggi procedurali. Siamo rimasti molto sorpresi dalla decisione della Corte dei conti di negare il visto alla delibera Cipess. Purtroppo questa decisione porta ad un anno di ritardo rispetto ai tempi originariamente previsti. Eravamo convinti di avere svolto tutte le attività con attenzione. Ma ci atteniamo alle decisioni di un organo costituzionale che deve effettuare il controllo di legittimità».
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Il Ponte è l’opera più divisiva di sempre. Come si spiega lo scetticismo e l’avversità a un’infrastruttura di collegamento che unisce non solo Sicilia e Calabria, ma il Mediterraneo all’Europa?
«È una domanda che ci poniamo anche noi, ma le risposte possono essere articolate. C’è un aspetto politico: la contrapposizione tra maggioranza e opposizione. Poi, il fatto che si sia detto che questo sarebbe potuto essere il Ponte di Berlusconi e oggi potrebbe essere quello di Salvini, certo non aiuta. Secondo me le infrastrutture non dovrebbero avere una “casacca” politica, perché si fanno per il Paese. Poi ci sono contrarietà che non si riescono a scalfire: un ambientalismo esasperato, la difesa di un ambiente che in molti casi non è al massimo splendore dove invece la realizzazione del Ponte e delle attività connesse può portare non un danno all’ambiente, ma un vantaggio per esso. Posizioni anche prive di ragionevolezza, perché è come se l’attraversamento dello Stretto con 100mila passaggi di traghetti l’anno non tocchi l’ambiente con gli scarichi a mare di kerosene e le emissioni di CO2. Poi ci sono anche intereressi particolari: si pensi agli espropri di terreni per pubblica utilità».