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il blitz

Quei "piatti al veleno" in pieno centro: sequestrati 28 kg di cibo avariato e locale chiuso

Ristorante degli orrori: maxi-multa da 36.000 euro e sigilli. C'erano anche lavoratori in nero

28 Marzo 2026, 11:49

30 Marzo 2026, 09:56

Quei "piatti al veleno" in pieno centro: sequestrati 28 kg di cibo avariato e locale chiuso

Dietro l’insegna di un accogliente ristorante nel cuore di Camastra non si nascondevano solo sapori, ma un vero e proprio campionario di illegalità diffusa. È quanto hanno scoperto i Carabinieri della Stazione locale in un blitz scattato nelle scorse ore, un’operazione chirurgica nata per tutelare la salute pubblica e riportare l’ordine tra i tavoli della ristorazione locale.

L’intervento non è passato inosservato: i militari sono arrivati supportati dagli specialisti del NAS di Palermo e del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Agrigento, oltre agli agenti della Polizia Municipale. Una task force che ha passato al setaccio ogni angolo delle cucine e ogni foglio dei registri.

Il quadro emerso dalle ispezioni igienico-sanitarie è inquietante. Gli uomini del NAS hanno messo i sigilli a circa 28 chilogrammi di alimenti, tra prodotti ittici e carnei, dichiarati ufficialmente non idonei al consumo umano. La catena del freddo era un optional e le procedure HACCP – lo scudo che dovrebbe proteggere i clienti da contaminazioni e intossicazioni – erano state ignorate. In poche parole: cibo potenzialmente pericoloso pronto a finire nei piatti di ignari avventori.

Se la cucina preoccupava, il retrobottega non era da meno. Gli ispettori del lavoro (N.I.L.) hanno scoperchiato un sistema di gestione del personale che sembrava ignorare i diritti fondamentali. È stato individuato un lavoratore in "nero", pagato con metodi non tracciabili (le classiche "buste" contanti), in totale assenza di sorveglianza sanitaria e formazione sui rischi. Ai dipendenti non venivano forniti nemmeno i dispositivi di protezione individuale: un rischio costante per la loro incolumità.

Il bilancio dell'operazione è pesantissimo per il titolare, un uomo del posto che è stato deferito in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Agrigento. Oltre alle denunce penali, sono piovute sanzioni amministrative per 29.000 euro e ammende penali per altri 7.000 euro. A completare il quadro, la Polizia Municipale ha rilevato anche l'occupazione abusiva del suolo pubblico. Per il ristorante è scattata l’immediata sospensione dell’attività.

LA PRECISAZIONE DEL RISTORANTE

Oggetto: Richiesta di rettifica per informazioni inesatte contenute nell’articolo del
28.03.2026 dal titolo - “Quei piatti al veleno in pieno centro, sequestrati 28 kg di
cibo avariato e locale chiuso -
Spett.le Redazione,
lo scrivente Avv. Giovanni Trupia, nell’interesse e per conto del Sig. Scarso Riccardo, titolare
dell’esercizio di ristorazione “Vuscenza” sito nel Comune di Camastra, espone quanto segue.
In data 28.03.2026 alle ore 18:24, codesta Redazione ha pubblicato un articolo avente ad oggetto
una presunta sanzione amministrativa nonché la chiusura di un ristorante ubicato nel predetto
Comune.
Orbene, sebbene l’articolo non rechi l’indicazione nominativa dell’esercizio, esso risulta
univocamente riferibile al mio assistito, atteso che nel Comune di Camastra insiste un solo
ristorante.
Ne deriva che il soggetto cui la notizia si riferisce è agevolmente e immediatamente identificabile.
Nel merito, il contenuto dell’articolo risulta oggettivamente falso e gravemente lesivo, in quanto:
viene riportato un importo della sanzione non veritiero e sensibilmente difforme da quello
effettivamente irrogato;
si afferma la chiusura dell’attività, circostanza mai verificatasi né disposta da alcuna Autorità
competente.
Ad oggi, il titolare dell’attività non risulta denunciato.
Tali affermazioni integrano una palese violazione dei principi di verità, continenza e pertinenza,
non essendo stata svolta alcuna adeguata verifica delle fonti.
Si evidenzia, inoltre, che la pubblicazione della notizia ha prodotto conseguenze dannose concrete
e immediate per il mio assistito.
In particolare, si è registrata la cancellazione di numerose prenotazioni già confermate, con
conseguente perdita economica e l’attività è stata oggetto di un diffuso attacco mediatico e
reputazionale, anche attraverso canali online e social, direttamente riconducibile alla notizia da Voi
diffusa.
La diffusione della notizia in un contesto territoriale ristretto ha ulteriormente amplificato la
portata lesiva, rendendo l’identificazione del mio assistito pressoché automatica e aggravando
sensibilmente le conseguenze pregiudizievoli.