L'iniziativa
«Noi genitori siamo morti»: famiglie di vittime di abusi scrivono al Papa
Tra loro anche Rita Cappa, madre di Antonio Messina vittima di don Giuseppe Rugolo condannato, in appello, a Enna a 3 anni di carcere per violenza sessuale aggravata a danno di minori
«Noi genitori siamo morti insieme a loro, perché i suoi misericordiosi preti pedofili, per soddisfare la loro sporca devianza sessuale, non distruggono solo la vittima, no caro papa Leone distruggono, insieme ai nostri figli, le loro famiglie». Lo scrivono un gruppo di genitori di vittime di abusi sessuali di sacerdoti e suore che hanno inviato una lettera a Papa Leone a nome del coordinamento "Mamme e papà delle famiglie sopravvissute agli abusi".
Le donne sono arrabbiate per le parole «del santo padre che invoca misericordia per i preti pedofili». «Noi come madri e padri ci sentiamo offesi da queste parole e da tempo anche dalla chiesa che dopo la denuncia ci ha abbandonati» scrivono.
Gli abusi - dice Rita Cappa, madre di Antonio Messina, vittima di don Giuseppe Rugolo condannato, in appello, a 3 anni di carcere per violenza sessuale aggravata a danno di minori - sono un omicidio dell’anima, un omicidio psicologico. I nostri figli ci sono stati strappati. Non saranno più gli stessi e noi famiglie siamo costrette a vivere con un trauma che ci logora dentro. Noi genitori siamo morti insieme a loro.
Nella lettera le madri e i padri degli abusati chiedono al Papa di proteggere le vittime: «Solo allora noi, semplici mamme e papà riavremo fiducia nella chiesa e non ci sentiremo più discriminati e abbandonati come ci sentiamo ora» scrivono.