la sentenza
Il TAR dà ragione al Comune: respinto il ricorso degli ex consiglieri
Variazioni di bilancio: vince la linea dell'Amministrazione. I giudici blindano le delibere del 2024
Si chiude definitivamente la lunga battaglia legale che ha visto protagonisti sei ex consiglieri comunali di Santa Margherita di Belice, impegnati in un contenzioso contro l’amministrazione cittadina guidata dal sindaco Gaspare Viola. Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia ha infatti messo un punto fermo sulla vicenda, dichiarando improcedibile il ricorso presentato contro due delibere del 2024 riguardanti alcune variazioni di bilancio.
La Prima Sezione ha riconosciuto la validità delle tesi difensive sostenute dagli avvocati Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia per conto del Comune. Il fulcro della sentenza risiede in un cambiamento istituzionale insuperabile: lo scioglimento del Consiglio Comunale avvenuto il 12 marzo 2025 tramite decreto regionale.
Secondo i magistrati, che hanno accolto le eccezioni sollevate dai legali, con la fine della carica elettiva i ricorrenti hanno perso la legittimazione ad agire, poiché un consigliere può impugnare gli atti dell'ente solo se viene leso il suo diretto diritto all'ufficio. Venuta meno la carica, non è più ammessa un'azione legale volta semplicemente a ripristinare un astratto principio di legalità.
Oltre al profilo procedurale, il TAR ha voluto fare chiarezza anche sulla questione tecnica che aveva originato lo scontro, ovvero l'interpretazione del voto in aula. I giudici hanno stabilito che l'astensione non può essere strumentalmente equiparata a un voto contrario per il solo fatto della presenza fisica dei consiglieri durante la seduta. La sentenza ribadisce la piena autonomia del Comune nel definire, attraverso il proprio Statuto e il Regolamento, i criteri per la formazione della volontà dell'ente, distinguendo nettamente tra chi sceglie di votare e chi opta per la neutralità. Con questo verdetto, le delibere impugnate restano pienamente valide ed efficaci, confermando la correttezza dell'operato difeso dagli avvocati Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia.