Gli incontri
Da leader del movimento No global a "pescatore": così Luca Casarini oggi salva vite umane in mezzo al mare
Lo storico attivista di Genova 2001, fondatore della Ong Mediterranea, rivolge un pensiero anche per lo spazio occupato Palestra Lupo, a Catania
«Nel tempo in cui torna la corsa agli armamenti attuare la fratellanza è un atto sovversivo». Potrebbe riassumersi così il pensiero di Luca Casarini, attivista 58enne noto per essere stato uno dei leader del movimento no-global italiano a inizio millennio, e poi uno dei fondatori della ong Mediterranea Saving Humans nel 2018. Casarini è stato a Catania venerdì per parlare di etica e disobbedienza civile in due luoghi molto diversi, ma ugualmente gremiti di spettatori partecipi. Nel pomeriggio è stato ospite del dipartimento di Economia e impresa dell'università di Catania per l'incontro “Etica e legge: la disobbedienza civile”.
Il seminario, organizzato dai docenti del Dei Rosario Faraci e Livio Ferrante nell’ambito dei seminari che parlano dell’Etica in Economia, Politica e Società, ha affrontato l'aspetto normativo e giuridico coadiuvato dagli interventi del professore di Filosofia Politica Federico Zuolo dell'università di Genova. In serata, Casarini si è spostato nella comunità parrocchiale Santi Pietro e Paolo, in via Siena, per l'incontro “Ero forestiero e mi avete accolto”, promosso da diverse realtà tra cui Pax Christi, CittàInsieme, Agesci Catania 8, Rete Catanese Restiamo Umani Incontriamoci e Onlus Burkina, per affrontare il tema in una prospettiva squisitamente evangelica. Con lui ancora Ferrante e Zuolo.
Casarini ha vissuto due vite solo apparentemente diverse: quella del leader anti-imperialista e antiliberista di sinistra, volto di quella protesta contro il G8 di Genova che è stata insieme grande movimento di popolo e tragedia, di cui si ricordano oggi più di tutto le devastazioni dei black block, l'uccisione di Carlo Giuliani e la vergogna della Diaz. Da otto anni è invece leader di «un'altra forma di disobbedienza civile: salvare vite in mare». Un imperativo per Casarini, frutto della sua ritrovata fede cristiana.

Partendo dal passo del Vangelo di Matteo che dà il titolo all’incontro serale nella parrocchia Santi Pietro e Paolo, Casarini ha evidenziato come l'accoglienza sia esattamente «il contrario di quello che ci insegnano dalla mattina alla sera le guerre». In un panorama in cui le migrazioni «vengono descritte come apocalittiche», accogliere il forestiero significa letteralmente «rovesciare il mondo». Un mondo che elegge i conflitti armati a «unico modo di poter governare», basandosi sulla forza e facendo «carta straccia del diritto internazionale». I principi nati dopo la Seconda guerra mondiale, sorti dopo «uno sterminio di 80 milioni di persone», vengono oggi calpestati in un sistema in cui «12 persone al mondo detengono la ricchezza di quattro miliardi e cento milioni di abitanti». Il messaggio evangelico si rivela quindi come «un passo rivoluzionario». L'accoglienza, spiega l'attivista, non si riduce all'attendere, perché «non è aspettare che uno arriva ma è andare incontro», predisponendosi all'altro lì dove manifesta i propri bisogni.
Il Mediterraneo, da sempre «luogo di incrocio di civiltà», rischia oggi di essere ridotto a una frontiera blindata.
Casarini sottolinea l'assurdità di trasformare le preziose opportunità di «meticciato, di intreccio, di condivisione» in «muri, carceri, guerre», perdendo l'occasione di un incontro generativo con popoli che non possono essere visti solo come fornitori di gas o come «polizia di frontiera contro migranti, donne, uomini e bambini».
In questo panorama, l'azione umanitaria diventa scandalosa: «La solidarietà è vista come un atto sovversivo» e soccorrere in mare «è un atto che disturba le politiche di respingimento».
Casarini smonta la bugia secondo cui le Ong sarebbero un fattore di attrazione. La drammatica realtà è che le persone muoiono o soffrono lontano dai nostri occhi, deportate nel deserto o nei lager libici e tunisini. Davanti a chi sostiene che non possiamo accoglierli tutti, fa notare l'evidente cortocircuito di un Paese a demografia negativa: se la stessa Confindustria chiede 700mila ingressi annui per sostenere il lavoro, l'arrivo di centomila persone non può essere gestito come un'emergenza, ma va affrontato con dignità.
A rafforzare il fondamento etico di questa disobbedienza è intervenuto il professore Federico Zuolo, definendo «sconcertante» che il salvataggio in mare venga etichettato come illecito, essendo di fatto un «dovere laico e civico in qualsiasi cultura». Considerare questo atto «eretico» ostacolandolo legalmente è uno scandalo che «dovrebbe investire la coscienza di tutti». Zuolo si è interrogato sulla legittimità di opporsi alle leggi, concludendo che la disobbedienza diventa necessaria quando queste «ci comandano di fare cose immorali o impediscono un atto minimo di umanità». Pur senza abusarne, l'accademico ricorda che «ognuno coi propri mezzi può trovare i mezzi per reagire a qualcosa che considera disumano», richiamando il pensiero di don Milani sull'obbedienza che cessa di essere una virtù per superare la naturale tendenza all'ostilità verso il diverso.
Le comunità che nascono dal basso incutono timore in chi governa perché dimostrano che un'alternativa esiste. Casarini traccia un parallelismo con Catania, dicendosi colpito da ciò che accade agli spazi aggregativi: «Per far posto a un parcheggio, si vuole smantellare una comunità solidale». Questa scelta mostra «quanta paura fa a chi comanda» il nascere di realtà in grado di contrastare la solitudine: «Andrebbero fatte cento palestre Lupo, altro che i parcheggi». L'antidoto al «peccato strutturato» risiede in azioni coraggiose che uniscono credenti e non credenti in una «cospirazione del bene», un concetto che ha trovato profondo ascolto in Vaticano. Casarini racconta infatti del suo legame con Papa Francesco, un pontefice capace di rompere gli schemi, che lo ha persino invitato al Sinodo dei Vescovi, smontando ogni tentativo di delegittimazione. La disobbedienza civile praticata in mare non cerca podi o comodi consensi; mette in conto la galera, seguendo le orme di un crocefisso condannato perché «diceva che il sabato era meglio aiutare qualcuno piuttosto che rispettare la legge». In un'epoca intrisa di conflitti, conclude Casarini, «abbracciare qualcuno è il più grande atto contro la guerra e l'intolleranza», l'unica strada percorribile per dimostrare concretamente che «il male non è invincibile».