la manifestazione
Palermo, cento trolley al Massimo contro l'esodo dei giovani: «Basta cervelli in fuga, l'Università deve essere gratuita»
«Quello dei cervelli che se ne vanno non è un fenomeno naturale ma una scelta politica»
Cento under 35 con le valigie al seguito, piene di speranze tradite e di sogni spezzati. Sui loro trolley, simbolo del declino demografico della Sicilia e della fuga delle giovani generazioni, dei cartelli con i nomi di cento città estere. Londra, Berlino, Amsterdam, Zurigo, capitali scelte sulla base dei dati reali sull’emigrazione dei giovani siciliani. L’iniziativa di Ora!, partito la cui proposta programmatica è centrata su lavoro, formazione e opportunità per i giovani, è partita con un corteo silenzioso dal Teatro Massimo ai Quattro canti per concludersi con la conferenza stampa in cui sono state presentate tre proposte concrete per invertire la tendenza.
«Siamo stanchi di sentire l'emigrazione giovanile dalla Sicilia raccontata come un fenomeno naturale, qualcosa che succede, senza che nessuno ne sia responsabile – spiegano gli organizzatori - Non è così. Dietro ogni giovane e ogni trolley che lascia la Sicilia c'è una scelta politica». La manifestazione ha incuriosito residenti e turisti, attirando domande sui numeri disastrosi dell’occupazione nell’isola, che è al 50,7 per cento, quasi 16 punti sotto la media nazionale, mentre ha il tasso di neet più alto d'Italia e ben tre volte la media europea: fra gli under 30, uno su tre non studia, non lavora e non segue percorsi formativi.
Chi riesce a restare nell’isola guadagna in media 1.549 euro netti al mese a tre anni dalla laurea, contro i 1.735 del Nord-Ovest. I giovani che lasciano la Sicilia per cercare condizioni migliori sono spesso i più formati: tra il 2002 e il 2024, quasi 350mila giovani laureati under 35 hanno lasciato il Mezzogiorno. Svimez stima che questo flusso costi al Sud 6,8 miliardi di euro l'anno in capitale umano trasferito verso le aree più ricche del Paese.
Di fronte queste statistiche, Ora! Sicilia chiede di non girarsi dall’altra parte continuando a ignorare l’impoverimento di competenze, energie e talenti del territorio. «Uno su quattro emigrati siciliani ha una laurea. Partono diplomati, lavoratori specializzati e non, intere famiglie. E il problema non è il costo del volo - dichiara Carmelo Abate, membro del consiglio direttivo nazionale di Ora! - È il prezzo che paga la nostra regione ogni volta che qualcuno lascia questa terra». Insomma, la Sicilia forma i suoi talenti per poi mandarli a lavorare altrove. Per gli organizzatori i giovani siciliani non mancano di ambizione, mancano di condizioni: «Il sistema in cui sono cresciuti li penalizza strutturalmente. Scuola, università, mercato del lavoro, mercato degli affitti e poi il sistema previdenziale che assorbe risorse che dovrebbero andare al futuro».
A conclusione della manifestazione, gli organizzatori hanno indetto una conferenza stampa durante la quale sono state illustrate tre proposte per affrontare la crisi dei cervelli in fuga. Partendo innanzitutto dalla formazione: Ora! chiede che l’università sia gratuita per tutti gli studenti siciliani che rispettano i requisiti di progressione negli studi. Un investimento, secondo gli organizzatori, sostenibile con una riorientazione della spesa regionale già esistente, senza nuovi trasferimenti. Il partito propone inoltre il potenziamento degli Its: «La Sicilia dispone già di 11 Fondazioni Its su 6 aree tecnologiche. Una rete esistente, ma ancora sottodimensionata. Ora! Sicilia propone di ampliarla concentrandosi sui settori in cui la regione ha vantaggi competitivi reali: agroalimentare, energie rinnovabili, economia del mare, patrimonio culturale e digitale».
Infine, la revisione della spesa regionale: secondo Ora! infatti, nessuna misura dovrebbe essere rifinanziata senza che ne siano dimostrabili i risultati.