mafia
Ricorso inammissibile: prorogato il 41 bis per l'empedoclino Giuseppe Putrone
Sta scontando 30 anni di carcere perché ritenuto responsabile dell’omicidio del compaesano Antonio Grassonelli
Prorogato il regime del 41 bis a carico di Giuseppe Putrone, sessantottenne, esponente di Cosa nostra di Porto Empedocle. Lo ha deciso il ministero della Giustizia ritenendo inammissibile la richiesta di revoca del provvedimento restrittivo. L’empedoclino avverso il provvedimento, tramite i suoi legali di fiducia, aveva presentato ricorso prima al Tribunale di Sorveglianza di Roma, poi alla Corte di Cassazione. In entrambi i casi i ricorsi sono stati rigettati.
Giuseppe Putrone sta scontando 30 anni di carcere perché ritenuto responsabile dell’omicidio del compaesano Antonio Grassonelli. Affiliato nei primi anni ’80, si distinse per omicidi e reclutamento di nuovi membri, tra cui il fratello Luigi, quest’ultimo dopo la cattura diventato collaboratore di giustizia. Fu protagonista della sanguinosa guerra con il clan stiddaro dei Grassonelli, organizzando anche la strage del bar Albanese nel 1986. Arrestato nel 1988, fu assolto in appello, tornando libero e assumendo la reggenza della famiglia mafiosa di Porto Empedocle fino al 1993, quando subentrò il fratello Luigi. Secondo i pentiti ebbe anche un ruolo come carceriere del piccolo Giuseppe Di Matteo, ma venne assolto.
Nel 1998 fu arrestato nell’operazione “Akragas”, che portò alla sua condanna all’ergastolo. Giuseppe Putrone è stato accusato da diversi pentiti. Determinanti anche i racconti forniti dal fratello pentito, che determinarono la condanna, prima al carcere a vita, poi ridotta a trent'anni.