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Cronaca

Università Bandita, Riesame conferma stop per Pennisi e lui lascia Giurisprudenza

Di Redazione

CATANIA - Ieri il Tribunale del Riesame di Catania ha confermato l'interdizione dai pubblici uffici per Roberto Pennisi, 59 anni, direttore del Dipartimento di Giurisprudenza dell’ateneo cittadino, rimasto coinvolto lo scorso mese di giugno nel blitz “Università Bandita”, la maxi inchiesta sui concorsi pilotati che sono finiti sotto la lente di ingrandimento della Procura della Repubblica e dei poliziotti della Digos, e oggi Pennisi ha ufficializzato le dimissioni dal Dipartimento.

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Gli subentra il decano della facoltà, il professore Vincenzo Di Cataldo. Il legale del prof. Roberto Pennisi, il professore Giovanno Grasso, ha annunciato ricorso in Cassazione, dopo il deposito delle motivazioni, contro la decisione del Tribunale del riesame che ieri ha rigettato la richiesta di annullamento dell’ordinanza del Gip che per lui aveva disposto appunto l'interdizione dai pubblici uffici.

Pennisi è l’unico docente ancora sospeso nell’ambito dell’inchiesta avviata su un’indagine della Digos della Questura di Catania. Il Tribunale del Riesame la scorsa settimana ha infatti revocato la sospensione all’ex rettore Francesco Basile, ma con delle limitazioni: non potrà far parte di commissioni di concorso. È stato invece direttamente il Gip Carlo Cannella a revocare la sospensione dell’esercizio di pubblico ufficio a Giacomo Pignataro, Filippo Drago, Giuseppe Sessa, Giuseppe Barone, Giovanni Gallo, Michela Maria Bernadetta Cavallaro e Carmelo Monaco.

Ebbene, a differenza dei suoi colleghi coinvolti, Pennisi era stato l’unico a non presentare le dimissioni dall’incarico in questione, procedendo con l’impugnazione nel merito. E così, mentre ai suoi colleghi il Gip Carlo Cannella, su parere favorevole della Procura, ha revocato la misura interdittiva, Pennisi, assistito dall’avvocato Giovanni Grasso, si è rivolto al “Riesame”, che non ha assecondato le sue aspettative. I giudici, fra l’altro, hanno ritenuto che sussistesse l’associazione per delinquere e hanno soltanto riqualificato in abuso d’ufficio il reato originariamente contestato di turbata libertà di scelta del contraente.

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