Clan Mazzei
Lupara bianca, il pentito «So chi (e perché) ordinò l’omicidio di Tano ‘u nano»
La svolta nei verbali di due collaboratori di giustizia uno dei due è stato l’ultimo a vedere vivo l’esponente dei carcagnusi
Gaetano Cantarella è scomparso sei anni fa. Da Catania è partito alla volta di Canicattì, nell’agrigentino, ed è sparito. Era il 3 febbraio 2020. Per più procure è stato ammazzato: lupara bianca. L’uomo - da quello che emerge dalle indagini della Dda di Milano (e confermate da più collaboratori di giustizia) - è stato il portavoce dei Mazzei nella confederazione delle tre mafie in Lombardia. Insomma portava il nome del “carcagnusu” alla tavola rotonda della super Cupola. La moglie di Cantarella non è una qualunque: è infatti la cugina di Rosa Morace, la moglie di Santo Mazzei (il rappresentante della frangia stragista di Cosa nostra a Catania).
Il nome di Cantarella, conosciuto come Tanu ’u curtu o ’u nano, venne fuori più di dieci anni fa nell’operazione Scarface della guardia di finanza di Catania: affiancava, negli affari economici dei Mazzei, William Cerbo. Anche lui processato a Milano nell’inchiesta Hydra e uno dei primi a passare dall’altra parte della barricata. E a vuotare il sacco. Ed è leggendo i suoi racconti ai pm lombardi che si è scoperto che l’ultimo uomo a vedere vivo Tano Cantarella (detto ’u curtu o ’u nanu) sarebbe stato Gioacchino Amico, il pentito che sta facendo tremare la politica italiana ma anche buona parte dei mafiosi siciliani e milanesi.
Amico sarebbe andato in Sicilia poiché ci sarebbe stato il progetto di comprare una clinica nell’agrigentino. Il giorno della scomparsa, Amico avrebbe accompagnato Cantarella fino a un certo punto. Poi gli avrebbe detto: «No, no, mi devo sbrigare una cosa con un carissimo amico mio». Poi il nulla. Potrebbe averlo consegnato nelle mani degli assassini.
Nelle oltre cento pagine di verbali depositati nel processo di Milano, il cognome Cantarella si trova due volte. Ma il capitolo dedicato all’omicidio è totalmente coperto da Omissis. I file integrali sono già stati spediti da Milano in diverse procure siciliane che hanno avviato le indagini utili ad assicurare alla giustizia i killer di Cantarella. Amico è originario di Canicattì, ma nel consorzio delle mafie rappresentava le volontà del gruppo camorristico dei Senese.
«Oggi voglio dire - è vergato nei verbali del collaboratore - che ho chiuso con il passato e voglio riabilitarmi nella società, voglio vivere una vita normale senza quella sporcizia che nel corso degli anni mi sono tirato addosso. Dovevo cambiare anche per dire le cose che - ha spiegato ai pm milanesi - in questo processo sono dei tasselli magari fotografati ma mancanti. Come la scomparsa di Cantarella». Amico, insomma, ha confessato di poter fornire i pezzi mancanti del puzzle sull’omicidio di Tanu ’u curtu.
A dare indicazioni precise su questo delitto è stato anche Bernardo Pace, che si è suicidato in carcere dopo aver vuotato il sacco con i pm della Dda di Milano. «Sull’omicidio di Tanu ’u curtu - ha detto - conosco movente, mandanti ed esecutori materiali, avendoli appresi da Paolo Errante Parrino». Quest’ultimo è il cugino del potente boss, ormai defunto, Matteo Messina Denaro. Insomma ci sono tutti i tasselli per chiudere il cerchio e risolvere la misteriosa lupara bianca.

