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30 marzo 2026 - Aggiornato alle 08:37
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l'analisi

Siracusa, città universitaria incompiuta: perché gli studenti scappano via

Nonostante i nuovi corsi di laurea, la città non riesce a trattenere i giovani. Tra caro affitti e mancanza di alloggi, l'università resta un’esperienza "mordi e fuggi"

30 Marzo 2026, 06:15

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Siracusa, città universitaria incompiuta: perché gli studenti scappano via

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Siracusa “non è un paese per vecchi”, direbbero i fratelli Coen, ma a pensarci bene neanche per giovani. Nonostante si provi da anni a rilanciare una offerta formativa più ampia - allo storico corso di laurea in Architettura, si sono aggiunti negli anni le lauree triennali in Promozione del Patrimonio Culturale; Progettazione e gestione del Turismo culturale; Infermieristica e la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici e anche Giurisprudenza e le triennali in Consulente del Lavoro - la realtà fotografa una vita universitaria fragile, intermittente, incapace di radicarsi per non dire assente. Gli studenti ci sono, frequentano, studiano, sostengono esami ma poi vanno via.

La maggior parte sceglie di non fermarsi, di non prendere una stanza, di non costruire qui una quotidianità. Tornano a casa, spesso anche a molti chilometri di distanza, trasformando l’esperienza universitaria in un continuo andirivieni. Alla base – raccontano - c’è una questione concreta, innanzitutto il costo degli affitti, per una stanza ci vogliono almeno 350/400 euro. Trovare un alloggio a prezzi accessibili è sempre più difficile. I canoni richiesti per stanze e piccoli appartamenti restano alti tutto l’anno e, in molti casi, non si discostano da quelli delle case destinate al turismo. Un modo di pensare al mondo universitario che penalizza chi vorrebbe vivere la città per studio così come avviene nelle altre realtà universitarie. Nonostante la facoltà di Architettura abbia sede qui da decenni, ad esempio, non si è mai pensato di creare alloggi per i fuori sede. Il risultato è una comunità universitaria che non si radica. Gli spazi vengono vissuti ma solo momentaneamente, senza che attorno si sviluppi quel tessuto fatto di relazioni, abitudini, luoghi condivisi. Il segnale più evidente arriva da Ortigia. Durante la settimana, il centro storico appare vuoto, spento, deserto. Anche i locali sono deserti e alcune attività che negli anni addietro lavoravano con gli universitari adesso raccontano un cambio di tendenza e non organizzano più neanche serate dedicate. Più che un quartiere vissuto, somiglia a un dormitorio diffuso, abitato a intermittenza. Così Siracusa resta una città universitaria incompiuta. Senza studenti che la abitino davvero, senza continuità che trasforma un luogo di studio in un luogo di vita. E senza vita quotidiana anche l’università rischia di restare un passaggio, non un’esperienza.