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30 marzo 2026 - Aggiornato alle 17:52
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IL CONFLITTO IN IRAN

La base di Sigonella nel mezzo della guerra: tra i silenzi di Roma e il no secco di Madrid

Mentre la Spagna chiude i cieli agli F-15 dell'Operazione Epic Fury, in Italia si discute di codici anonimi e accordi bilaterali

30 Marzo 2026, 16:01

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La base di Sigonella nel mezzo della guerra: tra i silenzi di Roma e il no secco di Madrid

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All'alba, sullo schermo di un appassionato di monitoraggi aerei, compaiono due codici anonimi. Tracciano rotte a bassa quota, in quella che gli esperti chiamano "configurazione tattica", da e per la base di Sigonella. Pochi pixel, apparentemente. Ma in un momento in cui l'Europa si trova a dover scegliere da che parte stare nella guerra tra Stati Uniti e Iran, quei pixel pesano come macigni.

I log pubblici disponibili sulle piattaforme di tracciamento ADS-B parlano chiaro quanto basta: un decollo alle 10:23 con identificativo "GSTDR43", e il venerdì precedente un profilo "FFAB123" con partenza alle 14:54 e rientro alle 17:31. Nella comunità degli osservatori aerei – un universo di appassionati e analisti che incrociano dati open-source con fonti specializzate – queste stringhe alfanumeriche sono state associate al transito di cacciabombardieri, probabilmente F-15 in assetto da missione. La base siciliana è tornata, prepotentemente, al centro del dibattito politico nazionale.

Va detto subito, però, che i call-sign non sono sempre univoci. La stringa "FFAB123", per esempio, ricorre su piattaforme diverse e in certi casi funziona da semplice segnaposto tecnico. I movimenti ci sono, gli orari pure: ma la tipologia esatta dei velivoli – e soprattutto le loro finalità operative – è materia che spetta alle istituzioni chiarire, non ai tracciati civili.

Il M5S chiede conto a Crosetto

È in questo contesto che il Movimento 5 Stelle ha alzato la voce, chiedendo al ministro della Difesa Guido Crosetto di riferire in Parlamento "sul reale grado di coinvolgimento delle basi e strutture militari italiane nelle operazioni militari Usa contro l'Iran". Il punto politico è preciso: Sigonella è storicamente una base ISR, una piattaforma di Intelligence, Sorveglianza e Ricognizione. Vi operano i P-8A Poseidon della Marina americana, i droni MQ-4C Triton e i cinque RQ-4D Phoenix della NATO nell'ambito del programma Alliance Ground Surveillance. Velivoli spia, pattugliatori, occhi nel cielo. La presenza di cacciabombardieri in assetto tattico avrebbe un sapore diverso, e il M5S vuole sapere se quel salto di qualità sia già avvenuto.

Crosetto ha risposto richiamando il quadro degli accordi internazionali – dal NATO SOFA del 1951 al Memorandum d'intesa Italia-USA del 1995 – e rassicurando che, allo stato attuale, Washington non ha avanzato richieste per impieghi "cinetici" della base, vale a dire per operazioni offensive. È una distinzione cruciale: tra supporto logistico e intelligence da un lato, e partecipazione diretta ad azioni d'attacco dall'altro, corrono procedure, responsabilità politiche e obblighi di trasparenza democratica assai diversi.

Il precedente spagnolo: quando un alleato dice no

Mentre a Roma si discute di call-sign e accordi bilaterali, a Madrid hanno già tirato una linea. E lo hanno fatto in modo netto. Oltre a negare l'uso delle basi militari di Rota e Morón, in Andalusia, il governo spagnolo ha chiuso il proprio spazio aereo ai mezzi coinvolti nell'Operazione Epic Fury, l'offensiva condotta da Stati Uniti e Israele contro l'Iran. Non si tratta solo di vietare i decolli dalle basi iberiche: il divieto riguarda non solo i velivoli direttamente impegnati nei bombardamenti, ma anche quelli di supporto, come aerei cisterna per il rifornimento in volo, inclusi quelli dislocati in Paesi terzi.

Pedro Sánchez lo ha detto senza giri di parole davanti al Congresso: "Abbiamo negato agli Stati Uniti l'uso delle basi di Rota e Morón per questa guerra illegale. Tutti i piani di volo che prevedono azioni legate all'operazione in Iran sono stati respinti. Tutti, compresi quelli degli aerei di rifornimento."

La mossa di Madrid ha complicato notevolmente le operazioni del Pentagono: inizialmente Washington aveva sondato il terreno per schierare i bombardieri B-52H e B-1B Lancer proprio a Morón, ma il piano è stato ritirato dopo la ferma opposizione spagnola. Gli Stati Uniti sono stati così costretti a riposizionare la propria forza d'attacco a Fairford, nel Regno Unito. Per i piloti americani questo si traduce in rotte più lunghe, rifornimenti più complicati, operazioni più rischiose.

Trump ha risposto com'è nel suo stile: attacchi diretti a Sánchez, minacce di ritorsioni commerciali, e l'epiteto di partner "terribile" affibbiato alla Spagna. Madrid non ha cambiato linea, motivando la propria posizione con la mancanza di copertura giuridica internazionale all'intervento, in assenza di un mandato di ONU, NATO o Unione europea.

L'Italia non è la Spagna. Ma la domanda è la stessa

Il parallelo con la Spagna è pressoché inevitabile, e non si limita alla retorica. I due Paesi ospitano basi cruciali per gli Stati Uniti nel Mediterraneo occidentale, sono legati da intese bilaterali ereditate dalla Guerra fredda e oggi si trovano a dover circoscrivere il perimetro del proprio coinvolgimento in un conflitto privo di mandato internazionale. La differenza è che Madrid si è già espressa; Roma, per ora, non è stata chiamata a farlo in modo esplicito — o almeno così sostiene il governo. Guido Crosetto ha ribadito che non sono pervenute richieste statunitensi per un impiego "cinetico" della base di Sigonella. Una precisazione che lascia, implicitamente, aperto l'interrogativo successivo: se tali richieste dovessero arrivare, quale sarebbe la posizione dell'Italia? Al momento, su questo punto, non c'è alcuna risposta.

Cosa raccontano davvero i tracciati

Tornando ai log che hanno innescato il dibattito: i monitoraggi civili hanno rilevato movimenti coerenti con transiti militari da Sigonella, e questo non è di per sé anomalo. La base è il cuore pulsante dell'ISR mediterraneo dell'Alleanza Atlantica. I P-8A Poseidon decollano con regolarità verso il Mediterraneo orientale, i RQ-4D coprono quadranti che vanno dalla Siria al Mar Nero. Negli ultimi mesi, osservatori specializzati come ItaMilRadar hanno documentato un'intensità operativa fuori dall'ordinario, coerente con il contesto bellico.

Il salto – come si diceva – è politico: capire se l'avvistamento di presumibili cacciabombardieri in assetto tattico rappresenti un episodio isolato, un trasferimento tecnico, o l'avvio di un pattern stabile che cambia la natura del ruolo italiano nel conflitto. Per dirlo con certezza servono risposte istituzionali formali, non deduzioni da piattaforme di tracking.

Nel frattempo, la Sicilia osserva. E i cieli sopra Sigonella continuano a raccontare, a chi sa leggere i dati, una storia che il Parlamento italiano ha tutto il diritto di sentire per intero.