La denuncia
Un cellulare ogni dieci detenuti: Cavadonna sotto accusa per telefonini, droga e carenza di personale
«E' vero che in passato alcuni agenti di sono stati presi con le mani nel sacco - ammette Nello Bongiovanni, già sovrintendente della Polizia penitenziaria - ma la pecora nera può nascondersi, e non lo escludo, in decine e decine di altre figure professionali che giornalmente entrano negli istituti».
Un cellulare ogni 10 detenuti. Su una popolazione carceraria di 650 persone, la proporzione all'interno del carcere di Cavadonna - dove un blitz di agenti penitenziari provenienti da tutta la Sicilia ha rintracciato 65 telefonini - è di oltre il 10%. Non meno ingente la quantità di droga sequestrata, al punto che la Procura ha aperto un'inchiesta.
Torna così il problema dell'introduzione attraverso diversi canali di telefonini e droga nelle carceri siracusane, una pratica che nonostante i numerosi interventi della Polizia penitenziaria non sembra essersi stemperato nel tempo, e il gran numero di apparecchi ritrovati nella scorsa operazione a Cavadonna ne è la prova lampante. L'introduzione del materiale in carcere - così come raccontano alcuni agenti - segue canali che vanno dal tecnologico, come nel caso dell'utilizzo di droni, ai metodi più semplici come il lancio di pacchi durante la notte oltre le mura o l'utilizzo di fionde. Nei pacchi che riescono a superare le mura, micro-telefoni, schede Sim e droga. In altri casi, sobbarcandosi i rischi e le conseguenze, sono i familiari a introdurre abusivamente i prodotti, nel vestiario, nel cibo, nel pacco di patatine dei figli in visita, nell'ano o addirittura nei pannolini dei più piccoli.
«E' vero che in passato alcuni agenti di sono stati presi con le mani nel sacco - ammette Nello Bongiovanni, già sovrintendente della Polizia penitenziaria - ma la pecora nera può nascondersi, e non lo escludo, in decine e decine di altre figure professionali che giornalmente entrano negli istituti». La quantità di droga introdotta «è ormai così abnorme, che diventa il segno di come il sistema penitenziario è al collasso». Snodo drammatico, l'esiguità del personale. «Durante i colloqui - rivela Bongiovanni - capita che 5 posti di servizio siano coperti da un solo collega. Il lavoro che prima facevano in 30, oggi lo fanno in 10». Il Governo, «attuale e tutti i passati, non hanno fatto mai nulla per migliorare la situazione».