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31 marzo 2026 - Aggiornato alle 15:29
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l'inchiesta

Il monito del boss dal carcere: «Non parlano perché hanno paura». La verità è tutt'altra

Accuse di estorsione e «pizzo con fattura»: il presunto sistema di Dell’Asta tra pagamenti forzati, prestanome postepay e beni sequestrati

31 Marzo 2026, 11:30

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Il monito del boss dal carcere: «Non parlano perché hanno paura». La verità è tutt'altra

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Non fanno neanche in tempo a difendersi dall’accusa di avere chiesto il pizzo con fattura che un’altra accusa viene mossa a loro carico. Al centro della vicenda ci sono Giuseppe Dell’Asta, 60 anni, e il suo braccio operativo Giovanbattista Vincitore, 63 anni, lo stesso che dopo l’arresto del boss - perché preso con il pizzo in tasca - ha contattato il titolare della società in cui lavorava il figlio e ha chiesto il pagamento della rata. La stessa che l’imprenditore avrebbe dovuto erogare mensilmente per chiudere il debito di 35mila euro con Dell’Asta che gli portò i soldi in contanti.

Il boss, dopo essere finito in carcere per estorsione con l’aggravante di aver agevolato Cosa nostra, tra le pareti del carcere ha cercato attraverso il figlio di avere più notizie dall’esterno. «Non ho potuto beccare Totò per vedere». La vittima, infatti, è parente di una persona che Dell’Asta conosce bene e ha cercato in tutti i modi di conoscere il suo racconto ai militari dell’Arma. «Parlano con... e molti non parlano perché hanno paura che qualcuno forse ci va a parlare», era convinto il boss mentre era già in carcere. Dinanzi ai carabinieri, però, c’è stato chi ha prima iniziato ad evitare il racconto, poi ha vuotato il sacco tra stipendi da pagare e il prestito chiesto al boss. Per 35mila euro la vittima si è ritrovata a pagare nel giro di pochissimo tempo ben 120mila euro. E dopo l’arresto del boss Vincitore - secondo il racconto della vittima - è tornato a chiedere il pagamento di quanto dovuto, ma l’imprenditore dopo aver versato la prima rata ha fatto orecchie da mercante.

Dopo aver scoperto da dove Dell’Asta durante il suo periodo di libertà riusciva ad ottenere il denaro contante (ora la sua proprietà è stata sequestrata dopo l’indagine patrimoniale effettuata dalla Dia di Caltanissetta) i carabinieri si stanno concentrando sui prestanome delle postepay per comprendere se siano gli esattori del pizzo per conto del boss che ora è in carcere. Alle vittime, infatti, Dell’Asta consegnava mezza banconota con un disegno al centro. E chi si sarebbe presentato con l’altra metà era un suo diretto emissario. Su questa rete che si stanno concentrando le indagini dopo che la procura di Caltanissetta ha fatto finire sotto processo anche coloro i quali erano i prestanome delle società che Dell’Asta avrebbe avviato. Così mentre gli amministratori non percepivano un centesimo, per lui e i suoi familiari lo stipendio, anche ricco, era garantito. Il sistema Dell’Asta sta crollando e il rischio che queste indagini diventino uno tsunami è dietro l’angolo tra interdittive e nuovi spunti investigativi.