il caso
Trapianto fallito al Monaldi, Oppido: “Sequenza corretta”
Il cardiochirurgo si difende davanti al gip: contestata la ricostruzione della Procura sul trapianto fallito del piccolo Domenico
Ha prospettato al giudice una sequenza dei fatti diversa da quella che emerge dalle sommarie informazioni testimoniali e ha iniziato le operazioni propedeutiche al trapianto di cuore senza che sapere che l'organo da Bolzano era arrivato danneggiato dal ghiaccio secco. È la tesi che la difesa del cardiochirurgo Guido Oppido, rappresentata dagli avvocati Vittorio Manes e Alfredo Sorge, ha sostenuto dinnanzi al gip di Napoli Mariano Sorrentino a cui oggi il medico del Monaldi ha reso l'interrogatorio preventivo (durato oltre tre ore) in relazione alla richiesta di interdittiva proposta dalla Procura (pm Giuseppe Tittaferrante, procuratore aggiunto Antonio Ricci) e ora al vaglio del tribunale.
Gli inquirenti contestano il reato di falso a lui e alla sua vice Emma Bergonzoni in relazione alle presunte modifiche effettuate alla cartella clinica del piccolo Domenico Caliendo, deceduto lo scorso 21 febbraio dopo un trapianto di cuore fallito. Tra la documentazione illustrata dagli avvocati di Oppido anche due note dei consulenti di parte che ricostruiscono quanto accaduto il 23 dicembre (giorno del trapianto) nella sala operatoria. Tra gli atti, in particolare, figura una foto scattata alle 14,26, ritraente il box frigo con il cuore da trapiantare in sala operatoria, che dimostrerebbe quindi che il contenitore era lì almeno a partire da quel momento.
Poi c'è, dalle 14,34, un video che mostra il cuore malato del piccolo Domenico ancora pulsante sul tavolo operatorio. Otto minuti dopo la foto che testimonierebbe la presenza del box frigo in loco. Tenuto conto che, secondo le informazioni raccolte dalla difesa ci sarebbero voluti 3-4 minuti per iniziare le operazioni propedeutiche al trapianto, con il prelievo del cuoricino del bimbo, la procedura sarebbe iniziata sicuramente dopo l’arrivo del cuore da trapiantare.
Per gli avvocati, inoltre, malgrado fosse nella sua discrezionalità anticipare l'espianto del cuore malato già all'atterraggio dell'aereo proveniente da Bolzano, Oppido ha atteso comunque che il box frigo con l'organo del donatore fosse in sala operatoria per iniziare l'operazione. «Ci sono dati - aggiungono - che dimostrano che la cartella della circolazione extracorporea del piccolo Caliendo è inattendibile e riporta dati ingiustificabili e incomprensibili». In sostanza, sostengono, è stata provata «la corretta sequenza degli eventi e anche la correttezza dell'operato» del cardiochirurgo.
Prima di Oppido, il gip ha ascoltato la sua vice, la dottoressa Bergonzoni, a cui la Procura contesta lo stesso reato di falso, sempre in relazione alla stesura della cartella clinica. «Ha risposto con sofferenza emotiva» e ha ricostruito «con lucidità la sequenza anche nei particolari di tutto quello che è accaduto» che «non corrisponde alle dichiarazioni di quanti sono stati finora sentiti a sommarie informazioni testimoniali», ha detto l'avvocato e professore Vincenzo Maiello, legale della cardiochirurga, al termine dell'interrogatorio preventivo, durato poco meno di tre ore.