la protesta
Agricoltori in rivolta contro il caro diesel: presidio all’Isab Sud di Priolo
Il rincaro dei carburanti mette a rischio la campagna cerealicola e ortofrutticola nel Siracusano: chiesti interventi urgenti al Governo
Tornano in strada i trattori per la nuova protesta inscenata dagli agricoltori, su tutte le furie per il caro carburanti.
Ieri mattina, decine di operatori del settore si sono dati appuntamento davanti alla portineria dell'Isab Sud di Priolo per manifestare il proprio dissenso per l’impennata fuori controllo del prezzo del gasolio agricolo che da 0,88 euro è balzato agli attuali 1,45 euro al litro.
Un rincaro insostenibile che mette a serio rischio l’avvio della campagna cerealicola e ortofrutticola del territorio siracusano.
Contestano anche il recente decreto che taglia le accise, anche se fino al 7 aprile prossimo.
«Siamo di fronte a una desertificazione produttiva - denunciano gli organizzatori della manifestazione - mentre il Governo nazionale ha introdotto tagli alle accise per l’autotrazione e crediti d’imposta per pesca e trasporti, il mondo agricolo sembra essere stato dimenticato. Per chi lavora la terra, lo sconto reale si ferma a soli 3 centesimi al litro, una cifra irrisoria già annullata dagli aumenti quotidiani».
Ma la guerra in Iran continua a far alzare le quotazioni, e il rialzo ha già vanificato gli obiettivi dell'esecutivo. E martedì della prossima settimana il taglio delle accise finirà, a meno di una proroga o di nuove misure che potrebbero essere varate dal governo.
Nonostante le imprese agricole contribuiscano indirettamente alle coperture dei decreti emergenziali, non sono previsti sostegni diretti per arginare il caro gasolio, scattato all'indomani dello scoppio della guerra in Iran e le difficoltà di approvvigionamento del greggio dai paesi mediorientali.
Chiedono interventi immediati all’assessore regionale all’Agricoltura, Sammartino, e al Governo nazionale.
«Non possiamo affrontare le lavorazioni stagionali con questi costi il rischio è che molti produttori decidano di non seminare o non raccogliere, con effetti devastanti sulla continuità alimentare e sui prezzi al consumo per i cittadini».
La mobilitazione di ieri promette di ricalcare la partecipazione straordinaria vista durante le proteste contro la crisi idrica del 2024. La scelta della zona industriale come luogo del presidio non è casuale.
«Si tratta di un segnale forte – dicono con tanta rabbia e amarezza manifestata in più di una circostanza - verso i centri del potere economico e della raffinazione, per sottolineare il paradosso di un territorio che produce energia ma vede morire le proprie aziende agricole per i costi energetici».
Intanto, l'associazione dei camionisti ha confermato il fermo nazionale, che è stato proclamato dal 20 al 25 aprile prossimi, nonostante le controindicazioni espresse dalla Commissione Garanzia Sciopero.