L'udienza
Il filmato della fuga dell'assassino al centro del processo per l'omicidio del pasticcere
Sopralluogo, tracce ematiche e immagini di videosorveglianza: sentiti tre investigatori in aula
La prova regina del processo sull’omicidio di Santo Re, il giovane papà ammazzato da un posteggiatore abusivo il 30 maggio scorso in piazza Mancini Battaglia, è il filmato che immortala Akhabue Innocent mentre fugge. I video sono stati acquisiti fra gli atti del dibattimento che si sta svolgendo davanti alla Corte d’Assise.
Ieri si è svolta un’altra udienza nell’aula Famà: sono stati ascoltati tre testi dell’accusa rappresentata dal procuratore aggiunto Fabio Scavone e dal sostituto Fabio Platania.
ISono stati ascoltati tre dei poliziotti che hanno eseguito le indagini tecnico-scientifiche. Il focus delle domande poste da pm si sono incentrate sul sopralluogo sui luoghi dell’accoltellamento, sull’analisi delle tracce ematiche rilevate sulla stradina che conduce al porticciolo dove il pasticciere è stato colpito con sei coltellate e sulla visione delle immagini estrapolate dalla varie telecamere di video sorveglianza della zona.
Gli esami dei tre testi hanno permesso di cristallizzare gli accertamenti svolti dopo il fermo dell’imputato, originario dello Zimbawe, poi convalidato dal gip.
Quel giorno Santo Re aveva finito il turno di lavoro alla pasticceria Quaranta e stava tornando dalla compagna e della figlia di pochissimi mesi. Aveva ancora in mano il sacchetto con le granite da portare a casa quando il posteggiatore abusivo - che si faceva chiamare Obama - lo ha accoltellato con furia e freddezza.
Il movente ipotizzato dalla procura etnea è quello del rifiuto da parte della vittima di pagare la sosta dell’auto al parcheggiatore abusivo.
Il processo è stato aggiornato al prossimo 5 maggio per sentire altri testi dell’accusa. Poi sarà la volta dei testimoni citati dai legali di parte civile, l’avvocato Alessandro Coco per la vedova e l’avvocato Salvatore Leotta per i familiari e colleghi della pasticceria Quaranta.
I due penalisti avevano sollecitato la citazione del Ministero dell’Interno come responsabile civile nel processo considerando la mancata applicazione dei tanti decreti di espulsione emessi nei confronti dell’imputato, ma il collegio presieduto dalla giudice Maria Pia Urso ha rigettato l’istanza ritenendo che «la responsabilità della pubblica amministrazione non trova alcuna copertura» normativa.
