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1 aprile 2026 - Aggiornato alle 13:57
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la sentenza

Prima strage Porto Empedocle: la Cassazione nega il risarcimento ai familiari di Morreale. "Nessuna prova contro Vetro"

Guerra Stidda-Cosa Nostra: perché gli eredi della vittima innocente non saranno risarciti

01 Aprile 2026, 10:30

10:40

Donna assolta dall’accusa di induzione alla prostituzione dei 3 figli

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«Deve escludersi che nei confronti di Giuseppe Vetro sia stata raggiunta la prova della responsabilità penale per l’omicidio di Salvatore Morreale».

Definitivamente rigettata la richiesta del risarcimento dei danni avanzata dai familiari di Salvatore Morreale, una delle due vittime innocenti della prima strage mafiosa di Porto Empedocle del 21 settembre 1986, nei confronti dei figli, nella qualità di eredi, del favarese Giuseppe Vetro, considerato un pezzo da novanta della mafia agrigentina.

«L’evento lesivo fonte del danno (la morte di Salvatore Morreale) fosse ascrivibile, con nesso di causalità immediata e diretta, alla condotta di Giuseppe Vetro. Siffatto requisito non è ravvisabile nel caso di specie», scrivono i giudici ermellini.

Salvatore Morreale era un tranquillo pensionato di 67 anni, che quella sera attendeva il genero per rientrare a casa. Aveva deciso di stare seduto al bar Abanese in via Roma per gustarsi un gelato insieme alla moglie. Il suo tavolo era troppo attiguo a quello dei Grassonelli e quando arrivò la furia omicida, fu travolto da una scarica di piombo.

Sei i morti otto che massacrarono Giuseppe Grassonelli, "patriarca" della Stidda, il figlio Gigi, i due guardaspalle Salvatore Tuttolomondo e Giovanni Mallia, e appunto due innocenti, Antonio Morreale e Filippo Gebbia.

La Corte Suprema ha confermato la decisione dei primi due gradi di merito. Niente risarcimento da ricondurre ai familiari di Vetro, tra questi citato anche il quarantenne Carmelo Vetro, “fresco” di custodia cautelare in carcere per corruzione nell’ambito dell’inchiesta su un giro di tangenti e appalti alla Regione.

I familiari di Morreale hanno rappresentato, a suffragio della richiesta, «il coinvolgimento» di Giuseppe Vetro nella suddetta strage. Di senso opposto i pareri dei giudici che «hanno rilevato l’assenza di una sentenza penale di condanna del Vetro in relazione all’omicidio del congiunto degli appellanti. Dalle due sentenze penali relative alla condanna del Vetro per il reato di cui all’art. 416 bis, invero, non è dato evincere alcun elemento per attribuire al medesimo la responsabilità per l’uccisione di Salvatore Morreale. Nel corso del processo penale, tra l’altro, nemmeno rubricato tra i capi di imputazione».

La guerra tra Stidda e Cosa Nostra sfociò nella prima strage di Porto Empedocle. Un black out colpì quella sera la città e i sicari di Cosa Nostra di Palma di Montechiaro e Santa Elisabetta, a bordo di due Cabriolet e armati di fucili a pompa e mitragliette, spararono sulla folla per ammazzare i Grassonelli.