Il caso
Sulle cinque pale eoliche da installare a Mussomeli già soffia il vento delle polemiche: «Troppo vicine al Castello»
I residenti e un’associazione fanno ricorso alla Regione Siciliana. La società si oppone davanti al Tribunale amministrativo regionale
A Mussomeli il vento soffia forte, soprattutto sulle polemiche. Il progetto dell’impianto eolico “Quattro Finaite”, con cinque maxi aerogeneratori da 10 MW ciascuno (per una potenza complessiva di 30 MW) e un sistema di accumulo da 23,4 MW, sta incendiando il dibattito. Parco eolico che coinvolge anche i Comuni di Villalba e Cammarata.
A far esplodere la protesta è soprattutto la porzione dell’impianto prevista in territorio mussomelese: cinque pale eoliche alte ben 193 metri, piazzate a due chilometri dal Castello manfredonico. Una distanza che viene ritenuta inaccettabile.
A guidare il fronte del “no” è l’associazione “Terra di Manfredi” di cui è presidente l’ingegnere Giovanni Costanzo, insieme ad una sessantina di proprietari di immobili nelle aree interessate. Il verdetto è netto, senza sfumature: “No all’eolico selvaggio”. Le contrade di Calabue dove sorgerebbe il primo palo, Tre Fontane il terzo palo, Burrogano e Montagnola il quarto palo rischiano, secondo i contestatori, di trasformarsi in un distretto industriale a cielo aperto, con “mostri metallici” a dominare un paesaggio finora intatto. E non è solo una questione estetica: nella zona insistono abitazioni, con le famiglie che vedono messa a rischio la propria qualità della vita.
Ma il nodo più sensibile resta il castello manfredonico di Mussomeli, simbolo identitario e storico del territorio. Il progetto, presentato nel 2022 dalla multinazionale Friel Spa con sede a Roma, progettazione della Sicilwind e comprendente i progettisti Michele Ognibene e Ivo Gulino, è entrato ormai nella fase cruciale, ma il suo iter è stato tutt’altro che lineare. Dopo il ricorso alla Soprintendenza da parte dell’associazione, il 18 luglio 2023 arriva un primo parere negativo. Segue il riesame richiesto dalla società e un secondo “no” l’11 ottobre dello stesso anno: le pale ricadrebbero infatti nell’area di impatto ambientale del castello, entro i tre chilometri considerati di interesse pubblico. Poi, il colpo di scena. Al nuovo ricorso della multinazionale, il 1 luglio 2024 arriva un inatteso parere positivo. La motivazione? L’assenza di “intervisibilità diretta” con il castello. Una spiegazione che ha fatto saltare sulla sedia residenti e comitati.
“Un dietrofront inspiegabile – attacca Costanzo – ci dicono che non si vede dal castello, ma siamo a meno di due chilometri. È difficile anche solo immaginarlo”. La battaglia si è spostata ora su più fronti. Il 27 ottobre scorso l’associazione e i cittadini hanno presentato ricorso al presidente della Regione, Renato Schifani, mentre la società proponente ha impugnato gli atti al Tar. Sarà la giustizia amministrativa a scrivere il prossimo capitolo, con un eventuale passaggio al Cga. Intanto, la linea dei contrari resta ferma: “Non siamo contro le energie rinnovabili” – precisa Costanzo – tutt’altro. Ma non in questo modo e non qui. Non si può sacrificare un patrimonio storico e paesaggistico per una logica puramente economica”.
La partita non è chiusa, ma il rischio di vedere svettare le pale all’orizzonte è più concreto che mai.