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1 aprile 2026 - Aggiornato alle 18:46
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la strage di lampedusa

Sopravvissuti e cadaveri insieme su un gommone di 10 metri. Morta la mamma, neonato sopravvive protetto da un'altra donna

Sono 19 i morti, 58 i sopravvissuti di cui cinque in condizioni gravi. Ieri sera la ong Sea Watch aveva lanciato l'allarme su un'imbarcazione in difficolà

01 Aprile 2026, 16:53

18:24

lampedusa

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«Lui adesso che fine farà?». È la domanda che una giovane donna tremante rivolge con insistenza ai primi soccorritori. Il bimbo di un anno che lei ha cercato di proteggere durante le ultime ore di traversata nel Mediterraneo ce l'ha fatta. Il suo quadro clinico è definito non allarmante. Quel neonato non è suo figlio. Ma è come se lo fosse: la mamma se l'è vista morire davanti. Così ha raccontato una volta arrivata a Lampedusa. È suo uno dei 19 cadaveri recuperati dalla Guardia costiera a largo dell'isola delle Pelagie, 58 sono i sopravvissuti, di cui sette trasferiti subito al Poliambulatorio, cinque sono in condizioni critiche e due di loro verranno trasferiti in elisoccorso a Palermo. 

Tra i ricoverati c'è anche la giovane donna che si è presa cura del bimbo di un anno rimasto orfano, tenendolo tra le sue braccia e proteggendolo col suo calore. La donna al Poliambulatorio è in stato di ipotermia ed è intossicata da fumi di idrocarburi. I poliziotti in servizio all'hotspot di contrada Imbriacola, avvalendosi di mediatori culturali, interpreti e personale della Croce Rossa, stanno cercando di di ricostruire se davvero la mamma del piccolo sia fra le vittime.

Insieme a lei al Poliambulatorio sono ricoverati anche quattro uomini, tutti dai 25 ai 30 anni, e due bambini, uno dei quali ha circa un anno. I due bambini non sono in gravi condizioni, sono infreddoliti, ma il loro quadro clinico non è allarmante. Gli adulti invece sono in stato di ipotermia e intossicati dai fumi di idrocarburi. I medici hanno già somministrato i farmaci per l'intossicazione e stanno cercando di stabilizzare la loro temperatura corporea.

Vivi e morti erano insieme su un gommone che i militari hanno trainato dall'area di ricerca e soccorso libica, dove sarebbero intervenuti, fino a Lampedusa, distante 85 miglia dal luogo del soccorso. Morti di freddo, non per un naufragio. I soccorsi sono arrivati troppo tardi. A bordo, secondo le prime testimonianze dei sopravvissuti, sarebbero stati 80. Tre uomini sarebbero caduti in mare prima dell'arrivo della Guardia costiera e sono dispersi. Il gommone di dieci metri sarebbe salpato da Abu Kammash in Libia all'alba di lunedì. È da ieri che c'è forte vento e piove ininterrottamente su Lampedusa, dove al momento ci sono 10 gradi.

Durante il trasferimento, iniziato alle 3 di notte e conclusosi poco dopo le ore 13 con l'arrivo a molo Favarolo, altri migranti, fra cui più donne, hanno perso la vita. Tutti sarebbero morti per ipotermia. Adesso i cadaveri verranno portati alla camera mortuaria del cimitero di Cala Pisana, mentre i sopravvissuti sono stati trasferiti nell'hotspot dell'isola dove erano presenti solo 11 migranti. Sono originari di Sudan, Sierra Leone, Gambia, Nigeria, Ghana, Etiopia e nelle prime testimonianze hanno raccontato di aver pagato da 400 a 2mila euro per la traversata.

Ieri sera la ong Sea Watch aveva lanciato un allarme: «Ieri (lunedì ndr) notte la nostra nave Aurora ha cercato inutilmente un’imbarcazione con circa 70 persone a bordo segnalata in difficoltà. Dopo un giorno di mare in tempesta e un uragano in arrivo non abbiamo notizie. Le autorità le hanno cercate? Nell’ultima settimana almeno altri 60 dispersi nel silenzio».

Secondo quanto riferiscono dalla ong tedesca, il natante di cui si sono perse le tracce potrebbe essere lo stesso di quello soccorso dalla Guardia costiera con 19 morti a bordo. Il numero di migranti coinvolti e le coordinate del luogo dell'intervento farebbero propendere per questa ipotesi. Un episodio che in Italia assume maggiore rilevanza perché coinvolge Lampedusa, ma nelle ultime settimane, in particolare dai giorni del ciclone Harry, sono centinaia le imbarcazioni nel Canale di Sicilia di cui si è persa traccia a causa del maltempo, di cui non si è avuta eco mediatica perché fuori dalle acque italiane. 

Il sindaco di Lampedusa e Linosa, Filippo Mannino, dopo essere stato a molo Favarolo si è recato al Pte. «Scene di pietà, - ha detto - Spero che un giorno tutto questo finirà, un conto è vedere questo strazio e un altro è raccontarlo. Il mare è in tempesta, si pensi che il traghetto di linea non è dato in partenza nei prossimi giorni. Non arriverà prima di sabato».